venerdì 17 novembre 2017

“Adesso chiedetemi scusa”: Lo sfogo del generale della Finanza, cacciato per aver scoperto con 4 anni di anticipo la mafia dei videopoker



“Il futuro ci darà ragione” diceva Wernher von Braun, anticipando la corsa verso lo spazio in tempi in cui la missilistica era legata ai cruenti scenari di guerra


Qualcosa di simile, in un contesto certo meno ambizioso, è scappato anche a me il 29 maggio 2012 quando ho annunciato ai miei ragazzi del GAT Nucleo speciale frodi telematiche che stavo per rassegnare le mie dimissioni.
Quel giorno – con la morte nel cuore – ho liquidato con una manciata di firme la mia vita in divisa. Un’avventura cominciata il 30 settembre 1975 alla Scuola militare Nunziatella e durata quasi 37 anni all’inseguimento del sogno di fare qualcosa di buono per gli altri.
La Guardia di Finanza aveva pianificato la mia rimozione dall’incarico e la destinazione alla frequenza del corso all’Istituto per gli Alti studi della Difesa dove insegnavo da una quindicina d’anni. Ci furono ben 11 interrogazioni parlamentari sulla mia curiosa vicenda e non servirono a nulla.
Ero colpevole di aver “incrinato i rapporti con una Amministrazione consorella” (i Monopoli) mi disse un giorno uno dei vertici GdF: nonostante i più o meno garbati consigli a rimuovere l’incomprensibile ostinazione e a desistere dall’occuparmi delle investigazioni sulle slot machine, la mia squadra – sola contro tutti – arrivò a ricostruire uno scenario sconfortante sul gioco d’azzardo nel nostro Paese.
A distanza di quattro anni e mezzo gli stessi personaggi che hanno animato quella straordinaria indagine saltano di nuovo fuori.
Non sono riuscito a provare gioia nel leggere che questi signori sono finiti in manette.
E’ più forte il ricordo delle mortificazioni del mio reparto e mie personali nel vedere il signor Amedeo Laboccetta diventare deputato della Repubblica, sedere quindi in Commissione Finanze e poi diventare membro di quella parlamentare Antimafia, dove si portò come assistente Francesco Corallo. Lo stesso Francesco Corallo che alla fine del 2013 mi denunciò per diffamazione e non si presentò all’udienza in cui – lui latitante – io provavo il brivido, dopo mesi di angoscia e dolore, di trovarmi nel banco sbagliato. L’archiviazione di quel giorno non ha cancellato i segni delle prepotenze subite anche dopo esser stato costretto a mollare quella che era la mia vita.
Vorrei, invece, sapere dai miei superiori di allora se hanno coscienza di quel che mi hanno costretto a fare.
Vorrei poi che la gente, vedendo come le cose possono evolvere e cambiare, non si arrendesse, non continuasse a piegare la testa. Qualunque ne sia il costo.

FONTE
IL FATTO QUOTIDIANO

“126MILA EURO ALLA MAMMA PERCHE’ A BRUXELLES MI SENTIVO SOLA”: LA FACCIA DI BRONZO DELLA PARASSITA NON HA LIMITI

SCANDALO RIMBORSI UE – L’IRA DI BERLUSCONI E DEL PPE SULLA VICECAPOGRUPPO LARA COMI – LEI SI DIFENDE: ”L’ASSUNZIONE DI MIA MADRE COME ASSISTENTE? AVEVO BISOGNO DI UNA PERSONA DI FIDUCIA. A SBAGLIARE NON SONO STATA IO MA IL MIO COMMERCIALISTA” – L’IMBARAZZO DEI GRILLINI: “RICERCHE COPIATE A NOSTRA INSAPUTA” – IL PD: “DOPPIA MORALE

Marco D’Argenio per la Repubblica

Sorpresa e tensione al Parlamento europeo per i casi di abusi sui rimborsi parlamentari dei partiti euroscettici e di alcuni deputati italiani rivelati ieri da Repubblica. La prima reazione arriva dal Partito popolare europeo, la famiglia politica di Forza Italia e prima forza a Strasburgo tra le cui fila milita Lara Comi, la parlamentare azzurra che deve restituire 126 mila euro alle casse dell’ assemblea per avere assunto come assistente stipendiata dall’ istituzione la madre, Luisa Costa.

«Una tegola sulla testa», commentano i vertici del Ppe, «una notizia che ci ha colto di sorpresa ». Eppure – nonostante filtri anche l’ irritazione di Silvio Berlusconi – dopo un giro di rapide consultazioni, viene deciso che Comi continuerà ad essere vicecapogruppo dei popolari visto che l’ abuso non riguarda i fondi del gruppo, ma della direzione finanziaria del Parlamento.

Non commenta i casi di frodi e abusi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, eletto a gennaio dopo l’ addio di Martin Schulz, il socialdemocratico oggi in corsa per la Cancelleria di Berlino che da numero uno dell’ assemblea aveva dato il via libera a diverse inchieste – soprattutto quelle che riguardano il Front National e lo Ukip – e aveva chiesto ai servizi di Strasburgo di prestare la massima attenzione ai casi sospetti.

La notizia delle verifiche sulle due eurodeputate cinquestelle Daniela Aiuto e Laura Agea scuote il gruppo dei grillini a Strasburgo. Dopo diverse ore viene decisa la linea difensiva da adottare, processo lungo tanto che i comunicati vengono pubblicati dopo pranzo. Aiuto – sospettata di avere ripreso da Wikipedia alcune ricerche inerenti al suo mandato e di averne richiesto il rimborso all’ Europarlamento per diverse migliaia di euro – in una nota afferma di avere copiato a sua insaputa e si dichiara parte lesa:

«Ho dato totale disponibilità a collaborare con i servizi parlamentari (che indagano sulla vicenda, ndr), ho disposto la sospensione del pagamento delle fatture emesse, rimborserò al Parlamento le fatture già saldate e agirò legalmente nei confronti della società di consulenza » che ha realizzato gli studi contestati.

Nel caso di Agea le verifiche riguardano un suo collaboratore locale, pagato con soldi del Parlamento ma sul quale ci sono dubbi che possa effettivamente lavorare per il mandato europeo della deputata in quanto imprenditore impegnato in diverse attività. Anche Agea si mette «a disposizione delle autorità competenti» e decide di sospendere momentaneamente l’ attività del collaboratore «per approfondire i termini dell’ inchiesta».

Ma non basta ad evitare la polemica politica, con il Pd che va all’ attacco accusando i grillini di «doppia morale », così Emanuele Fiano, perché «quelli che usciamo dall’ Europa e del no all’ euro mangiatoia poi li becchi che a Bruxelles prendono i rimborsi per scopi indipendenti dalla loro attività politica ». La deputata Alessia Rotta twitta: «L’ unico modo per non fare errori è copiare, anche se così si sperperano i soldi pubblici dell’ Ue».

«La prima volta a Bruxelles avevo 26 anni. Ero giovane e avevo bisogno di mia madre». Si giustifica così Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia, tra gli italiani sotto schiaffo da parte dell’ ufficio antifrode dell’ Ue (Olaf), che indaga su presunti abusi dei rimborsi spese. Nel 2009 l’ attuale vicecapogruppo del Ppe volle al suo fianco la madre come assistente parlamentare, contro le regole europee che vietano di assumere parenti

Comi, trova normale aver ingaggiato sua madre?

«Fino al 2009 il regolamento dell’ Eurocamera lo consentiva. Poi nel corso di quell’ anno fu introdotto il divieto».

Come l’ è venuto in mente?

«Ero giovane, avevo solo 26 anni, non conoscevo nessuno a Bruxelles e avevo bisogno di una persona di fiducia».

26 anni non sono così pochi «Sì, ma mia madre è insegnante di italiano. Mi preparava i discorsi, seguiva la mia agenda. Si è messa in aspettativa non retribuita per aiutarmi».

Per quanto tempo ha lavorato per lei?

«Per un anno. Poi ho imparato a muovermi da sola e ho assunto persone normali».

Nel frattempo però il regolamento era già cambiato…

«Sì ma il mio commercialista pensava ci fosse un periodo transitorio di un anno».

Quindi chi ha sbagliato?

«Il mio commercialista, in buona fede».

Gli ha tolto l’ incarico per questo?

«Si, ma come figura pubblica rispondo personalmente del debito contratto con l’ Ue. Ho già anticipato una prima tranche, il resto me lo tolgono tutti i mesi dallo stipendio di parlamentare. Finirò di pagare nel 2019».

Come mai si accorta dell’ errore solo nel 2016?

«È come con Equitalia. Non sai di un’ irregolarità finché non ti arriva l’ accertamento a casa».

Quanto deve restituire?

«In tutto circa 126mila euro. E badi che sto dando indietro gli stipendi lordi ricevuti da mia madre, comprensivi delle tasse. Oltre il danno anche la beffa».

La sprovveduta però è stata lei, non crede?

«Non c’ è stata truffa né inganno da parte mia. Del resto non ne è nata nessuna causa».

DEPUTATO NON SA DI ESSERE RIPRESO E SVELA LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI ALLA CAMERA.

 



Razzi e la compravendita: “Per dieci giorni mi fottevano la pensione”


In Parlamento? “Siamo qui a fare i cazzi nostri”. Ecco il racconto di come si diventa “responsabili” in parlamento, da gli Intoccabili, in onda su La7. Dalla fiducia del 14 dicembre alla Svizzera, tutto finalizzato a prendere il vitalizio. Perché, come dice l’onorevole Razzi: “Qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro”.


CONDIVIDI SUBITO QUESTO POST: LA MANNOIA HA DISINTEGRATO IL PD IN MODO EPICO!

La Mannoia ha condiviso un articolo del Fatto Quotidiano che riporta la notizia, commentando:
“Tanto vivete in un universo parallelo da non rendervi conto neanche di quello che dite, avete perso il contatto con la realtà.
Signora lei è senza rispetto, in un Paese normale per queste parole chiederebbero le dimissioni, ma non si preoccupi, non accadrà.
Magari i congiunti dei comuni mortali potranno venire a fare le “sguattere” i “giardinieri”…. a casa sua.
“…l’autrice dell’emendamento, manco a dirlo, difende l’eccezione come una misura di “equità”. “Ho pensato che era sacrosanto – dice la Gasparini al fattoquotidiano.it – mettere fine a trattamenti insostenibili attraverso il ricalcolo contributivo dell’importo pensionistico ma anche che non fosse giusto che i congiunti di un parlamentare, che magari non hanno altro reddito, finissero a fare la sguattera o il giardiniere. Ecco perché ho pensato a un riconteggio aumentato del 20%.” .
P.S. Per il parlamentari la reversibilità è estesa anche ai conviventi. Lo sapevate?”
La cantante ha poi aggiunto dei commenti al suo post:
“Comunque, a me non interessa quanto guadagnano i parlamentari, mi da fastidio l’arroganza e la mancanza di sensibilità verso chi non ha questi privilegi, mi da fastidio che vivano in un universo parallelo con sprezzo di chi ha bisogno. Se facessero bene il loro mestiere, se si occupassero dei bisogni dei cittadini, se non tradissero la fiducia di chi li ha votati, se fossero onesti…se….se….se…”
E ancora:
“Mia madre dopo aver lavorato una vita con la reversibilità di mio padre prendeva 600 euro al mese. E ha fatto del bene pure lei, come ha potuto, non meno della signora Fanfani! Idiota!”

"Hanno truccato i dati per affondare l'Italia". Monti e una banca europea sputtanati dai PM..

VOI STANDARD, NOI POOR'S - ''LE AGENZIE DI RATING HANNO TRUCCATO I DATI PER AFFONDARE L'ITALIA''. A PIÙ DI CINQUE ANNI DA QUEL 2011 DOVE LO SPREAD SI È MANGIATO IL GOVERNO BERLUSCONI E L'ECONOMIA ITALIANA, IL PM CHIEDE LA CONDANNA PER STANDARD & POOR'S - BRUNETTA: ''FU UN COMPLOTTO ORDITO DA OLIGARCHIE, TROIKA, BANCHE DI AFFARI E MASSONERIE INTERNAZIONALI''

Gian Maria De Francesco per ''il Giornale''

Nel 2011 l' Italia «stava messa meglio di tutti gli altri Stati europei», ma da parte di Standard & Poor' s c' è stata «la menzogna, la falsificazione dell' informazione fornita ai risparmiatori», mettendo così «in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l' Italia».
Le parole, pronunciate ieri dal pm di Trani, Michele Ruggiero, durante la requisitoria del processo per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager dell' agenzia di rating statunitense, confermano quanto emerso dal quadro probatorio: il downgrading del nostro Paese tra maggio 2011 e gennaio 2012 mancava di giustificazioni macroeconomiche e aveva in sé ragioni speculative e forse anche politiche.
Per questo motivo il pubblico ministero alla fine della requisitoria ha chiesto la condanna a due anni di reclusione e 300mila euro di multa per Deven Sharma, all' epoca presidente mondiale di S&P, e a tre anni di reclusione ciascuno e 500mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l' Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società di valutazione è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro.

Insomma, mentre il quarto governo Berlusconi viveva la sua fase più angosciosa sotto la spinta della crisi da spread, l' agenzia di rating non avrebbe ottemperato agli obblighi di veridicità delle informazioni fornite. I report sotto accusa sono quattro, l' ultimo dei quali è il declassamento del rating dell' Italia di due gradini (da A a BBB+) del 13 gennaio 2012. Il confronto tra 2010 e 2011 citato Ruggiero, che ha parlato per cinque ore, attiene al fatto che il contratto tra il Tesoro e l' agenzia di rating, durato 17 anni, cessò nel 2010 «ed è dal 2011 - ha sostenuto il magistrato - che si registrano bocciature dell' Italia da parte dell' agenzia» adducendo così un «movente ritorsivo» per il delitto contestato.
Il pm ha poi fatto riferimento alla testimonianza del direttore del Debito pubblico presso il Tesoro, Maria Cannata, secondo cui S&P «avrebbe sempre enfatizzato aspetti critici rispetto all' Italia» e che parlare con i suoi analisti era come «parlare al vento». Ruggiero ha citato come «bazooka fumante» due intercettazioni.
La prima è la telefonata del 3 agosto 2011 tra l' ex manager S&P Maria Pierdicchi col presidente Sharma in cui si faceva riferimento al fatto che «serve più personale senior che si occupi dell' Italia», dunque ammettendo l' impreparazione del team di valutazione. La seconda è una mail dell' ex responsabile corporate rating Renato Panichi nella quale si sottolineava come la valutazione del sistema bancario al momento del taglio del rating fosse «esattamente contraria alla situazione reale».
«Molti indizi raccolti fanno più di una prova sul complotto ordito da oligarchie, troika, banche di affari e massonerie internazionali, per abbattere e sostituire con un loro fiduciario, un governo democraticamente eletto, quello presieduto da Silvio Berlusconi», ha commentato il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, parlando di «un vero e proprio colpo di Stato» e invocando ancora una commissione d' inchiesta parlamentare. «Le agenzie di rating sono state gli esecutori di un complotto che però ha mandanti politici», ha chiosato la deputata azzurra Elvira Savino. S&P ha ribadito che «le accuse non sono suffragate da prove degne».

Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/voi-standard-noi-poor-agenzie-rating-hanno-truccato-dati-139809.htm

++ E' BUFERA ++ TRUFFA AI RISPARMIATORI, ARRESTATO IL NUMERO 1 DEI BANCHIERI ITALIANI.

Era dai tempi di Michele Sindona e poi di Roberto Calvi che in Italia non veniva arrestato un banchiere. Ieri è toccato a Vincenzo Consoli che per vent' anni ha guidato Veneto Banca. Sono statati effettuati sequestri per 45,425 milioni (un immobile, liquidità e titoli) nei confronti di persone legate all' istituto. Fra gli indagati anche l' ex presidente Flavio Trinca.
I provvedimenti sono stati emessi dalla procura di Roma dopo un' ispezione di Bankitalia. I reati contestati sono aggiotaggio e ostacolo all' esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. L' indagine era aperta da più di un anno e certamente in tutto questo tempo non saranno mancate le occasioni per addomesticare le prove. Nel mirino le operazioni «baciate», grazie alle quali la banca finanziava importanti clienti perché acquistassero azioni dell' istituto di credito. Si trattava di parcheggi temporanei di titoli che, in realtà, avrebbero dovuto rientrare nel perimetro dell' istituto di Montebelluna. Molto spesso i prestiti venivano erogati a soggetti in difficoltà economiche o comunque non in grado di restituire le somme ricevute. L' obiettivo finale era quello di fornire un' immagine di solidità patrimoniale che non corrispondeva alla realtà. Questo patrimonio virtuale consentiva a Consoli, secondo l' accusa, di fissare un sovraprezzo delle azioni assai lontano dalla realtà. Ma soprattutto gli permetteva di consolidare il suo ruolo al vertice della banca. Le principali vittime di questo meccanismo infernale sono stati gli oltre 100 mila risparmiatori che hanno visto azzerato il loro investimento. Nel falò della truffa organizzata da Consoli sono stati bruciati sei miliardi che nessuno vedrà più tornare indietro.
Veneto Banca è stata salvata un mese fa dal fondo Atlante con un intervento tampone di un miliardo di euro per evitarne il fallimento. La domanda sorge spontanea: Consoli ha governato la banca per vent' anni e probabilmente il suo potere è stato costruito dagli incroci incestuosi che emergono oggi. Ma è mai possibile che nessuno se ne sia accorto prima? Come mai solo ora vengono fuori problemi che sono molto vecchi?
Consoli, attorno al quale è ruotata Veneto Banca ininterrottamente dal 1997, ha fra l' altro ha un contenzioso aperto con l' istituto per il pagamento di 3,46 milioni di euro che non gli sono stati riconosciuti per le sue dimissioni. Ha chiesto il rispetto dei suoi diritti dopo aver fatto strage di quelli degli altri.
Il fondo Atlante non si è limitato a salvare Veneto Banca. Nel suo portafoglio compare anche la totalità del capitale di Banca Popolare di Vicenza, l' altro disastro del nord-est costato miliardi ai risparmiatori. Ed è proprio su destino di quest' altra banca che concentra l' attenzione Giovanni Schiavon ex presidente del Tribunale di Treviso e vicepresidente uscente di Veneto Banca. Una dichiarazione tagliente nei confronti di Gianni Zonin ex presidente della Vicenza: «Mentre per Veneto Banca procede la Procura di Roma, per la Popolare di Vicenza la competenza è rimasta a Vicenza e nonostante la maggiore gravità del quadro di quella banca, verso gli ex amministratori non succede nulla».
FONTE
LIBERO.IT

TERREMOTO SU CROZZA! LO SFOTTO’ CHE HA FATTO INFURIARE TUTTO IL PD: ECCO L'INTERVENTO SOTTO ACCUSA

 

"Onoriamo Santa Boschi da Arezzo". Dal cilindro della fantasia stavolta Maurizio Crozza tira fuori una beata Maria Elena trasportata in processione dalla folla. Dal corteo si alzano le preghiere per il ministro-Madonna, osannata per "il miracolo delle riforme". "Viva Santa Boschi che il Senato eliminò", cantano i fedeli in coro nell'esilarante gag messa in scena su La7 durante lo show Crozza nel Paese delle meraviglie. 
Così il comico genovese rilegge l'approvazione in via definitiva della riforma costituzionale intestata proprio al ministro toscano. Davanti al corteggio c'è il celebrante con tanto di incenso: Crozza-Renzi elogia la Santa, "carmelitana" ma non scalza, "visto l'amore per le décolleté di Jimmy Choo". "Ha abolito il Senato, ha cancellato il bicameralismo perfetto, ha modificato la legge elettorale - elenca ancora il prete premier - ma soprattutto ha portato il lucida labbra trasparente in Consiglio dei Ministri". "Santa Boschi mia speranza, manda via la minoranza", recita ancora il coro. E di fronte agli scetticismo degli infedeli, Crozza-Renzi invita ad ascoltare la testimonianza di un miracolo. "Riccarda mise i soldi in una banca toscana. Il giorno dopo erano tutti spariti. Ora dorme sotto Ponte Vecchio, un posto bellissimo".