lunedì 23 ottobre 2017

"Il problema è che sono onesti?". Questa cittadina attacca i giornalisti contro il M5S in modo magistrale

Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.  


QUI IL VIDEO

RENZI SPARA LA BUFALA DELL'ANNO IN DIRETTA. I CITTADINI INSORGONO CONTRO DI LUI..

Bankitalia, Renzi: “Salvati i correntisti delle 4 banche”. Ma piccoli depositi sono garantiti. Ed è stato lui a recepire il bail in


Il segretario Pd a 1/2h in più: "Con la regola del bail in un correntista con 30mila euro nel conto di Banca Marche avrebbe perso tutti i suoi risparmi". Falso: la normativa prevede che contribuisca a ripianare le perdite solo chi ha depositi oltre i 100mila euro. L'ex premier poi omette di ricordare che il suo partito ha votato in tutte le sedi a favore delle nuove regole europee e ha scritto i decreti attuativi

“Siamo intervenuti nella vicenda delle cosiddette banchette, nel 2015, perché se non fossimo intervenuti i correntisti non avrebbero riavuto i soldi. Con la regola del bail in se lei avesse messo 30mila euro nel conto corrente di Banca Marche, se noi non avessimo fatto quel decreto legge lì lei correntista di Banca Marche avrebbe perso tutti i suoi risparmi“. Nella frase detta dal segretario del Pd Matteo Renzi a 1/2h in più, il programma di Maria Annunziata, per giustificare il decreto del 22 novembre 2015 su Banca EtruriaBanca MarcheCariferrara e Carichieti, ci sono una bugia e due pesanti omissioni.
Innanzitutto, la normativa europea sui salvataggi bancari in vigore dal gennaio 2016 prevede che i correntisti contribuiscano a ripianare le perdite dell’istituto in crisi solo se hanno depositi superiori ai 100mila euro: chi ha un conto con 30mila euro, dunque, non rischia nulla. L’ex premier, poi, non dice o (non ricorda) che il Pd ha votato a favore della direttiva europea sul bail in al Parlamento europeo e a favore della legge che lo ha recepito in Italia. Non solo: è stato il suo governo, nel settembre 2015, a varare il decreto legislativo di attuazione della direttiva Uein base alla quale in caso di dissesto pagano anche azionisti, obbligazionisti subordinati e correntisti con depositi oltre la soglia garantita.

La direttiva Ue su “salvataggio e risoluzione delle banche” (Brrd) ha ricevuto il via libera definitivo dal Parlamento Ue il 15 aprile 2014 con il voto favorevole degli esponenti di tutti i partiti italiani tranne Fratelli d’Italia e una parte della Lega Nord. Stesso copione quando la palla è passata a Roma e il Parlamento ha adottato la normativa, il 2 luglio 2015: la Camera ha approvato la legge di delegazione europea con 270 sì, 113 no e 22 astenuti. Tutti d’accordo esclusi Forza Italia, Fdi, Lega e Movimento 5 Stelle. Arrivano “più tutele per depositi e creditori”, scriveva in una nota il Tesoro guidato da Pier Carlo Padoan, spiegando che “nessun creditore puo’ subire perdite maggiori di quelle che avrebbe sopportato in caso la banca fosse stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa secondo la normativa oggi in vigore”.
Il 10 settembre 2015, poi, il consiglio dei ministri riunito sotto la presidenza di Matteo Renzi ha dato il via libera a due decreti legislativi di attuazione della direttiva Ue. “La finalità”, spiegava il comunicato di Palazzo Chigi, “è quella di evitare liquidazionidisordinate, che amplifichino gli effetti e i costi di eventuali crisi, dotando le autorità di risoluzione di strumenti che consentano un intervento precoce e efficace, riducendo al minimo l’impatto del dissesto sull’economia e sul sistema finanziario. È altresì notevolmente limitata la possibilità di salvataggi pubblici”.

Fonte: ilfattoquotidiano

Vergogna RAI: disinteresse su quanto sta succedendo, siamo davanti a una vera e propria censura!!!


Il silenzio che la Rai sta dedicando alle elezioni siciliane è assordante, siamo davanti a una vera e propria censura rispetto a quello che sta accadendo in Sicilia. Il direttore generale Mario Orfeo con questo atteggiamento mostra una chiara complicità politica con il sistema dei partiti che ha portato alla sua nomina a viale Mazzini. Meno si parla delle elezioni, più bassa sarà l’affluenza. Il servizio pubblico sta compiendo una chiara negazione della propria mission.



La Rai deve essere un traino per un’informazione indipendente e di qualità, per questo l’assoluto disinteresse su quanto sta succedendo in Sicilia è una violazione dell’identità stessa del servizio pubblico radio-televisivo. Non chiediamo certo - come ha fatto lo strepitoso deputato piddino Anzaldi - di dare più visibilità a un candidato rispetto ad un altro. Chiediamo però che ci siano approfondimenti sulla situazione siciliana sia nei telegiornali sia nei contenitori informativi delle principali reti Rai. Questo non sta avvenendo per una chiara responsabilità del dg Orfeo.

domenica 22 ottobre 2017

DI BATTISTA E ANGELA MERKEL. E' scoppiato il finimondo. Ecco che è successo..

I CRIMINALI IN GIACCA E CRAVATTA! Così, Di Battista su Facebook.
Una delle più grandi balle che si ascoltano oggi è quella secondo cui i cittadini greci stiano vivendo al di sopra delle loro possibilità. Con baby pensioni e con uno stato sociale che altri paesi non si possono permettere. Menzogne! Nessun paese (fuorché l'Italia renziana) ha portato avanti riforme folli e contro l'interesse generale come la Grecia. La Grecia è stata trasformata in un topo da laboratorio sul quale fare ogni tipo di esperimento. Macelleria sociale e il tutto non per riavviare l'economia (i tassi di disoccupazione attuali dimostrano il totale fallimento delle politiche di austerità) ma per salvare le banche private con i soldi nostri. Ed è avvenuto questo. Grecia in crisi, milioni di poveri. Richiesta di aiuto. Arrivano i soldi da parte dei paesi dell'UE (l'Italia ci ha messo 40 miliardi, il costo di quasi 3 redditi di cittadinanza del M5S). Ma questi soldi non vanno al popolo greco in difficoltà. Vanno alle banche private esposte con Atene. "Il popolo ha pagato il salvataggio delle banche" ha scritto pochi giorni fa Papa Francesco. Le stesse banche che si erano indebitate per via di operazioni speculative. Le stesse banche che finanziano le grandi guerre (e poi noi ci becchiamo i barconi), le stesse banche che sostengono economicamente i partiti politici. Criminali in giacca e cravatta che fanno sembrare i boss di mafia capitale come dei rubagalline di periferia!

IL PD DI NUOVO NEI GUAI MA I GIORNALISTI NASCONDONO LA NOTIZIA:CONDIVIDETELA VOI!

A Milano abbiamo il sindaco piddino Sala indagato e un’indagine dell’Anac su 173 monitor installati al Palazzo di giustizia, comprati con fondi Expo ma senza gara.
I giornaloni, però, non ritengono importante questa vicenda. Ne parlano, sì, ma la relegano nelle pagine interne dei propri siti, senza metterla in evidenza.
Sono più importanti i guai della Raggi e ai cittadini, di ciò che succede a Milano, non è dato sapere. Ma per fortuna c’è internet e ci sono i social network e potete leggere quanto segue.

Anac indaga su fondi Expo a Tribunale

Riporta Il Corriere della Sera:
“Per mesi e mesi sono rimasti assolutamente spenti, poi hanno cominciato a funzionare per un «test-udienza facile» che dura ancora senza fine e solo da un annetto una sparuta parte dei 173 monitor che tappezzano pareti e i corridoi del Palazzo di giustizia fa il proprio dovere fornendo ai circa 10mila utenti che ogni giorno entrano nell’edificio di corso di Porta Vittoria poche informazioni stringate sulle udienze in corso nelle sezioni civili del Tribunale di Milano. Quei monitor marca «Samsung» sono stati istallati grazie a un appalto legato ad Expo 2015 sul quale l’Autorità anticorruzione guidata da Raffele Cantone ha deciso di puntare la propria attenzione mandando la Guardia di finanza ad acquisire gli atti negli uffici del Tribunale e a Palazzo Marino. L’operazione «monitor» nel Palazzo di giustizia rientrava tra gli appalti finanziati con 16 mioni di euro di fondi pubblici stanziati per Expo e relativi a servizi e infrastrutture destinate al Palazzo di giustizia in vista dell’esposizione internazionale.”.
Il Corriere aggiunge poi che questo servizio “non è mai decollato e i monitor continuano a rimanere accesi dalla mattina alla sera anche se non sono realmente operativi. Con la velocità alla quale galoppa la tecnologia, sono già stati superati dai modelli più moderni e rischiano di diventare obsoleti ancor prima di funzionare”.

Photo by fabiolopiccolo:

IL GIUDICE CHE HA COPERTO LA BOSCHI NELLO SCANDALO DI BANCA ETRURIA? PROMOSSO E POLTRONA D’ORO CON TUTTI GLI ONORI. MA CHE COMBINAZIONE, VERO?

Ci sono cognomi talmente roboanti che, o di riffa o di raffa, riescono sempre a sfangarla. Uno di questi è Fanfani, che riecheggia nella storia repubblicana da circa settant’anni.
Tanto che anche oggi si parla ancora di loro.
Al Consiglio superiore della magistratura è in atto un animato valzer di poltrone, condito dai soliti veleni. Ad accendere le polemiche è la prima commissione (che è stata completamente azzerata), quella che decide sulle incompatibilità ambientali dei magistrati. A presiederla sarà, da lunedì, appunto, il grande avvocato penalista, Giuseppe Fanfani, nipote di Amintore, anzi «Nipotissimo» (come dicono ad Arezzo). Non solo lui è stato il difensore «politico» di Banca Etruria, ma anche quello legale. Da sempre lo studio Fanfani è lo studio di riferimento dell’istituto aretino (e della famiglia Boschi). Il figlio Luca, tanto per dirne una, oggi difende Davide Canestri, direttore centrale e responsabile del risk management, indagato per ostacolo alla Vigilanza.
La polemica nasce dal fatto che la prima commissione, additata per aver assunto un carattere «troppo investigativo», è quella che si è occupata per mesi dell’incompatibilità ambientale del procuratore Roberto Rossi, a capo delle indagini sullo scandalo di Banca Etruria. Rossi indagava su Pier Luigi Boschi, ex vicepresidente della banca e padre del ministro Maria Elena, e al tempo stesso era consulente giuridico del governo. Inoltre giurò davanti al Csm di non aver mai conosciuto i Boschi, mentre invece aveva indagato e per tre volte «assolto» l’ex vice presidente di Banca Etruria. A far aprire un fascicolo contro di lui, il membro laico di Forza Italia, senatore Pierantonio Zanettin. Quando il plenum venne chiamato a votare su Rossi, il consigliere Fanfani preferì andarsene. Il motivo? Fanfani, eletto al Csm in quota «Mari» (la ministra), ha difeso Boschi senior dalle cause sulle quali indagava proprio Rossi. Alla fine il caso venne archiviato. Unico contrario: Zanettin.
Ora però alla presidenza arriva Fanfani e a Palazzo dei Marescialli il clima si fa teso. Per alcuni il «Nipotissimo» è stato scelto apposta per far riacquistare alla prima commissione il suo tradizionale stile burocratico e paludato, meno da Santa inquisizione e più da passacarte. «Nei due anni passati in prima commissione ho cercato di interpretare il mio ruolo in modo attivo e non burocratico – commenta Zanettin spostato alla quinta commissione – Ho chiesto l’apertura di molte pratiche sulla base di articoli di stampa. Taluni hanno criticato questo mio attivismo e lo stesso operato della commissione, che avrebbe assunto impropri ruoli investigativi. Spero che la nuova composizione della commissione non preluda ad una sua normalizzazione, come forse all’interno del Csm molti auspicano».
Del resto se Fanfani è bello seduto al Csm lo deve alla Boschi e agli amici dell’Etruria. L’operazione «Fanfani al Csm» è stata gestita personalmente da «Mari» e dai suoi colonnelli toscani: il segretario regionale Dario Parrini e il deputato Marco Donati (fedelissimo di «Mari», il cui padre, Carlo, peraltro, era membro del collegio dei probiviri della banca) hanno convinto il Pd a puntare su quel nome. Del resto, da sindaco di Arezzo, Fanfani, è stato strenuo difensore della banca e della correttezza dei presidenti (cioè quelli che hanno portato al dissesto).
Maggio 2014: Fanfani si schiera contro l’offerta di acquisto della Popolare di Vicenza che avrebbe potuto salvare Etruria: «È inaccettabile». Al suo fianco si schierano papà Boschi e Lorenzo Rosi, ex presidente indagato per conflitto di interesse. A settembre (quattro mesi dopo) Fanfani siede già al Csm.
Il 31 ottobre 2015 a un convegno ad Arezzo sulla legalità (nella foto) c’erano Rossi, Donati e Fanfani, seduti vicini. E «Mari» era l’ospite d’onore. Il cerchio si chiude sempre.

Photo by fabiolopiccolo:

VIAGGI, AUTO BLU E SPESE PAZZE! ECCO LO SCANDALO CHE TRAVOLGE LA GIUNTA BIG DEL PD. NESSUN TG NE PARLA, COME MAI?

L’esposto - Il Codacons presenta un dossier alla Corte dei conti: “Questi sono costi che vanno a svantaggio del cittadino”
di Davide Milosa 
Il Fatto Quotidiano 8 aprile 2017 

Dopo la bufera Expo e l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di falso materiale per un atto che riguarda il maxi-appalto della Piastra, da ieri sul sindaco di Milano Beppe Sala e sulla sua giunta si agita l’ombra delle spese pazze. A fare i conti in tasca alla nuova amministrazione è stato il Codacons che ha annunciato di voler depositare un esposto presso la Corte dei conti su diverse voci di costo valutate decisamente esagerati. “Esborsi – sostiene il Codacons – che vanno a tutto svantaggio del cittadino”.

La lista che compone l’esposto è lunga e molto dettagliata. Sul piatto c’è di tutto: dalle auto di servizio utilizzate un po’ troppo spesso, alle spese di viaggio con voli del sindaco e di alcuni assessori. Ma anche tablet e telefoni cellulari diffusi in grande quantità. Partiamo, allora, dai viaggi istituzionali. Sala, dopo la partita di Expo, il 20 giugno 2016 viene eletto sindaco. È lui l’uomo che Matteo Renzi, all’epoca ancora premier, ha voluto per Milano.

Fino a oggi, e dunque dopo circa 10 mesi di governo cittadino, la giunta ha speso già 32 mila euro per viaggi istituzionali. Il primo, a luglio, è a Londra. Qui Sala spende 1.549 euro per un giorno di trasferta. In più vanno aggiunti i 1.717 euro per il direttore delle relazioni internazionali. A settembre poi, trasferta dal 22 al 24, una delegazione vola alla volta di Tokyo. Qui la borsa della spesa si allarga. Per il solo sindaco il costo è di 6.427 euro. Nella stessa trasferta fa meglio l’assessore al Turismo Roberta Guaineri che raggiunge quota 7.809 euro, di questi 1.466 vanno per il noleggio auto. Al pacchetto Giappone vanno poi aggiunti i complessivi 4.773 euro per il funzionario relazioni internazionali e l’addetto stampa. A novembre, poi, Sala torna a Londra. Sta una notte e spende per una camera d’albergo 465 euro. Non solo viaggi. Le voci sono tante. Tra queste, ad esempio, colpisce l’utilizzo delle auto di servizio. Il record lo detiene l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino, il quale, secondo i dati messi insieme dal Codacons, ha utilizzato l’auto blu 117 giorni, in un lasso temporale che va dal settembre 2016 fino allo scorso febbraio.

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