domenica 23 aprile 2017

"Siamo pronti a cancellarvi dalla faccia della Terra". Ultim'ora clamorosa: la minaccia Corea agli USA

Pyongyang accusa lʼAmerica di "pianificare un attacco con armi chimiche" e di voler "infliggere al Paese un disastro senza precedenti"

La Corea del Nord è "pronta a cancellare gli Stati Uniti dalla faccia della Terra". E' il monito lanciato da Pyongyang in un documento pubblicato sul Rodong Sinmun, il quotidiano ufficiale del Partito dei Lavoratori, in cui il governo nordcoreano afferma che Washington vuole "infliggere alla nazione coreana un orribile disastro senza precedenti". Gli Usa sono infatti accusati di "pianificare un attacco con armi chimiche contro il Paese".
Nel documento, intitolato "Piano di guerra biochimica contro la nazione coreana sotto attacco", il regime sostiene che le forze americane stazionate in Corea del Sud abbiano concentrato di recente nel porto di Busan "attrezzature per cercare di portare avanti il Piano Giove (Jupiter Plan)". Secondo Pyongyang, si tratta di "uno scenario che prevede una guerra biochimica contro il nord".

Tuttavia, prosegue il documento, la Corea del Nord "non sarà mai uno spettatore inerte alle mosse degli Stati Uniti volte a provocare una guerra biochimica, ma concluderà lo stallo con l'America, l'impero dei mali, cancellandola dalla faccia della Terra".

Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/la-corea-nord-agli-usa-siamo-pronti-a-cancellarvi-dalla-faccia-della-terra-_3068148-201702a.shtml


sabato 22 aprile 2017

Gabanelli choc: vi racconto gli sprechi e le ruberie della Rai. Ecco dove finisco i nostri soldi del canone

Milena Gabanelli: “Rai, ecco la lista degli sprechi. Basta lottizzazione, o non ci avvicineremo mai alla Bbc”
“Per tornare efficiente e competitiva, la Rai andrebbe ‘snellita’, ma modifiche radicali saranno possibili solo se si interviene sulla riforma del 1975, meglio nota come lottizzazione”. Lo scrive in un lungo editoriale sul Corriere della Sera Milena Gabanelli, in cui fa la lista degli sprechi del servizio pubblico. Troppi telegiornali, reti e strutture inventate solo per accontentare politici, assessori e governatori di turno. Troppi incarichi dirigenziali e una proliferazione incredibile di sedi e strutture regionali. Nulla di più lontano dalla Bbc, “il miglior servizio pubblico al mondo” di cui tanto si parla ma che mai sarà avvicinato se non si mettono “competenza” e “merito” come criteri essenziali per la nomina della governance.
In seguito alla lottizzazione, scrive la giornalista, “ogni partito si è preso un canale, e poi ci ha infilato i suoi uomini scegliendo come unico criterio la ‘fedeltà’, non all’azienda ma al partito. Risultato: proliferazione di strutture e incarichi dirigenziali che negli anni si sono stratificati”. Per questo la Rai è imparagonabile a ogni altro servizio pubblico del mondo:
“Non esiste nessuna tv pubblica al mondo dentro la quale convivono 3 telegiornali che hanno come referenti 3 diverse aree politiche; ognuno ha una sua struttura autonoma, i suoi direttori, i suoi inviati, il suo apparato tecnico, i suoi studi, il suo budget. Poi c’è Rai news 24, che non si può dire sia seguitissima, e le 26 sedi per l’informazione regionale. Bisogna ‘ottimizzare’ si dice, ma da dove cominci se non metti mano al contratto di servizio con lo Stato? Le sedi regionali sono nate in funzione dei rapporti con le istituzioni locali. Un modello in crisi poiché le Regioni non rappresentano più il territorio, quindi bisognerà cambiare completamente la prospettiva in funzione delle macroaree. Si prende spesso a modello il miglior servizio pubblico al mondo, ovvero la Bbc, dove però i canali generalisti nazionali sono sostenuti solo dal canone: 174 euro, contro i nostri 113. Se tuttavia il modello a cui ispirarsi è Bbc, confrontiamoci. Le stazioni televisive locali inglesi sono 15, che interagiscono con quelle radiofoniche. I dipendenti sono circa 1.500 contro i nostri quasi 2.000. Le sedi occupano mediamente 2 piani (con una postazione fissa per il giornalista che si connette), la maggior parte sono in affitto. Noi occupiamo edifici giganteschi, quasi tutti di proprietà, con insostenibile spreco di spazi e costi. La loro sede più piccola è quella delle Channel Island: 2 dipendenti; da noi a Campobasso sono in 70. Nella sede di Cosenza lavorano 95 persone, ma il palazzo sembra quello di Viale Mazzini. Tutti i servizi finiscono dentro a Bbc One (la nostra Rai 1), con 4 brevi collegamenti al giorno. Inutile ribadire che la produzione locale del nostro servizio pubblico è perlopiù asservita ad assessori e governatori, che in caso di smantellamento di qualche sede si incateneranno pur di non vedere sottratta una telecamera a loro uso e consumo”.
Gabanelli fa poi tre esempi di strutture create e poi mantenute solo per non turbare la sensibilità di nessun ‘potente’: Rai Vaticano, Rai Expo e Rai Quirinale.
“Emblematica la genesi di Rai Vaticano. Nel ‘97 una decina di dipendenti occupavano due stanze per preparare gli eventi di Giubileo 2000. Senza budget, il team si relazionava con la Santa Sede per agevolare le reti nella produzione di programmi da trasmettere e vendere in tutto il mondo, e doveva essere operativo per 2 anni. Il Giubileo è finito da tempo, ma la piccola squadra si è trasformata in una struttura con i suoi funzionari e dirigenti per continuare a fare le stesse cose. Rai Expo è l’ultima creatura: una dirigenza, 45 dipendenti, una sede a Milano e una a Roma. Ma per raccontare il grande evento dell’alimentazione mondiale non bastano le sedi regionali e i programmi delle reti? A Expo finita (ottobre 2015) siamo sicuri che quella struttura non diventerà permanente? Anche Rai Quirinale, da postazione informativa è diventata nel tempo un elefantino, con un direttore e 35 dipendenti. Per fare cosa? Trasmettere il messaggio del presidente della Repubblica di fine anno e la cerimonia del 2 giugno”.
Secondo Gabanelli, per rinascere è inevitabile “eliminare sedi e strutture che non hanno nessun senso, ma non mandando a casa qualche migliaio di persone che hanno famiglia! L’azienda avrebbe bisogno di tutto il suo personale se venisse organizzata in modo produttivo; è pur sempre la più grande industria culturale del Paese! Ricordiamo inoltre che non ha ammortizzatori sociali, e sarebbe paradossale creare disoccupati per dare 80 euro in più a chi uno stipendio (anche se magro) ce l’ha. Certo occorrerà poi liberarsi dai burocrati e intervenire sui contratti collettivi di lavoro”. Un cambiamento di questa portata – sostiene ancora la giornalista – non può essere realizzato da un direttore generale da solo, ma ha bisogno dell’aiuto del governo. Come? Appunto dando la priorità a “merito” e “competenza” come unici criteri per la scelta dei vertici. Come fa la Bbc, dove “quando un dirigente sbaglia, va a casa senza tante storie”.

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Luigi Di Maio e Marco Travaglio. Diffusa poco fa questa clamorosa notizia:..





Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

Classifica: ecco le prime 10 posizioni (Fonte: rsf.org)


GIORNALISTI NEL MIRINO
Fra i motivi che - secondo l’organizzazione con base in Francia - pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO
Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

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Traguardo storico a Roma. Dopo ben 5 anni di inattività, la Raggi mette in funzione le famosissime spazzatrici di Ama.




I mezzi, costati oltre un milione e mezzo, erano fuori uso e fermi nel terminal Gianicolo (60 mila euro al mese d’affitto) dal 2012. L’assessora: «Le avete conosciute quando erano incomprensibilmente abbandonate. Ora in funzione 5, presto le altre 6»

Finalmente sono operative - spazzano, strofinano, ingoiano cartacce - cinque anni dopo la presentazione in pompa magna in Campidoglio, quand’era sindaco Gianni Alemanno. Sono i tempi della capitale, ma tant’è. L’11 febbraio 2017, nella storia minore dell’Ama, la municipalizzata rifiuti al centro di un permanente tourbillon di scandali, sarà ricordato come un giorno speciale. Di festa. Sono infatti entrate in funzione - dopo uno spreco nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro - le spazzatrici elettriche nuove di zecca acquistate nel 2011 per pulire il centro storico e da allora custodite in garage, inattive. I 12 mezzi, agili e silenziosi, perfetti per infilarsi nei vicoli, erano costati 130 mila euro ciascuno, per un totale di un milione 560 mila euro, e oltre che il rispetto dell’ambiente garantivano un miglioramento della produttività, essendo previsto l’impiego di un singolo operatore. Peccato che, per la mancanza di uno «spinotto» adeguato, tale da garantire un’efficiente ricarica, finirono subito nel terminal Gianicolo (come denunciato nella recente inchiesta del Corriere) e lì siano rimaste per quasi un lustro. Ebbene, in queste ore i romani stanno vivendo il privilegio di rivederle in funzione. Dal vivo e sul web.

fonte; http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_febbraio_11/ama-spazzatrici-elettriche-azione-5-anni-raggi-posta-video-727be256-f06e-11e6-811e-b69571ccd9d9.shtml

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RISULTATO STRAORDINARIO, C'E' RIUSCITA DAVVERO: LA NOTIZIA CHE NESSUN TG VI DARA'!

Trenitalia aumenta le tariffe, Comune di Torino studia l’alternativa low cost (privata) per i pendolari
Il rincaro delle tariffe pubbliche ha spinto la Giunta Appendino a valutare una soluzione per chi ogni giorno viaggia dal capoluogo piemontese a Milano. Il competitor si chiama AW Rail, la nuova società di Giuseppe Arena. L'assessore comunale Maria Lapietra: "Spero che il progetto prenda piede. Per i pendolari lavorare sta diventando insostenibile, non solo per i costi"


Scavalcare Trenitalia con un suo competitor. Questo è il piano del Comune di Torino per la tutela dei pendolari che potrebbero pagare abbonamenti salati, con rincari del 35 per cento, per raggiungere ogni mattina Milano. E il competitor si chiama AW Rail, la nuova società di Giuseppe Arena, nata dalla ceneri di quella che cinque anni fa sfidò lo strapotere delle ferrovie statali.



Ad augurarsi l’avvio del progetto è Maria Lapietra, l’assessore ai Trasporti della giunta guidata da Chiara Appendino: “Spero che prenda piede il progetto”, afferma. Lo fa per poter dare un’alternativa ai pendolari, con qui la scorsa estate ha cominciato una serie di confronti: “Per loro lavorare sta diventando insostenibile, non solo per i costi, ma anche perché devono prenotare il posto. Se poi per caso devono tardarsi un attimo al lavoro, perdono la prenotazione…”. L’assessore sa che l’amministrazione comunale non ha molti poteri dalla sua parte, tuttavia non si tira indietro: “Abbiamo dato loro la disponibilità a cercare soluzioni alternative – racconta – Poi ho saputo che Giuseppe Arena, quello di Arenaways, stava cercando di rilanciare il suo progetto recuperando le linee lasciate da Trenitalia e lui vorrebbe utilizzare quelle dei Frecciabianca che Trenitalia sta dismettendo”.



Così sono stati organizzati alcuni incontri, l’ultimo dei quali a dicembre. “Lui sostiene che entro giugno potrebbe partire col servizio”, rivela l’assessore. Aw Rail vorrebbe offrire un servizio sulla tratta Torino-Milano con fermata a Vercelli, a costi e durata più bassa di quella dei treni regionali, ma con vagoni a misura d’uomo, con servizi maggiori. Un po’ come quelli lanciati all’inizio dell’avventura di Arenaways, poi naufragata tra gli ostacoli imposti dalle Ferrovie dello stato (nel 2012 condannata a una multa da 300mila euro dall’Antitrust) e conclusa con il fallimento nel 2011. Da un paio di anni, però, l’ex ferroviere diventato imprenditore sta cercando di rilanciare alcune tratte ferroviarie. E l’assessore non ha dubbi sulle reali possibilità di Aw Rail? “So che è stato molto frenato, non gli hanno dato le fasce orarie che lui voleva. Non è facile inserirsi in questo mercato, ma se Trenitalia lascia scoperta delle fasce d’utenza qualcun altro dovrà farsi strada”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/17/trenitalia-aumenta-le-tariffe-comune-di-torino-studia-lalternativa-low-cost-privata-per-i-pendolari/3322836/

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PORTA VIA I SOLDI DALLA BANCA: I PARASSITI HANNO ESCOGITATO UNA NUOVA PORCATA. MENTRE LASCIANO CHE LE GRANDI AZIENDE, FIAT IN TESTA, EVADANO FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO GRAZIE ALLO SPOSTAMENTO DELLE LORO “SEDI LEGALI”

L’Agenzia delle Entrate e i controlli sui conti correnti
Saranno le banche e gli uffici postali a girare i nostri dati all’Agenzia delle Entrate. Il Fisco verrà a conoscenza dell’importo medio del conto rapportato a un anno
Arriva il grande fratello fiscale. L’Agenzia delle Entrate dal 30 giugno potrà controllare quotidianamente i conti correnti dei contribuenti.
La novità voluta dal governo con la legge di stabilità, amplia i poteri del Fisco.Con questa mossa il Fisco avrà accesso alla giacenza media dei nostri depositi e tutti i dati andranno nella “Superanagrafe” dei conti correnti. Saranno le banche e gli uffici postali a girare i nostri dati all’Agenzia delle Entrate.Il Fisco verrà a conoscenza dell’importo medio del conto rapportato a un anno. Il calcolo si ottiene dividendo i saldi giornalieri per 365. Il Fisco adesso fa una grande salto di qualità già adesso i correntisti sono nel mirino dell’Agenzia, ma con l’accesso diretto alle giacenze di fatto la marcatura sarà più stretta
L’analisi costante del conto sarà un’arma contro i movimenti sospetti con riempiemnti e svuotamenti del conto. L’obiettivo di questa operazione legata alla giacenza media, sostengono all’Agenzia, sono i controlli sull’Isee, lo strumento di valutazione della
situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate (borse di studio per i figli, esenzioni sanitarie o sgravi sulle rette scolastiche). Insomma per stanre i furbi, il Fisco violerà la nostra privacy e i nostri conti…

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"Vogliono mandarlo in galera". Renzi una bomba in Procura: rischia 10 anni di carcere

Un dossier che potrebbe mandare in galera Matteo Renzi. Ipotesi estrema, ma non campata in aria perché la querela di decine di pagine presentata da Luigi Di Maio alla Procura di Napoli sui presunti appalti facili finiti all'imprenditore Massimo Pessina dopo l'acquisto del quotidiano del Pd L'Unità, sottolineava il Giornale, si basa su accuse pesantissime che chiamano in causa direttamente l'ex premier e segretario democratico.  
Il vicepresidente della Camera nonché candidato premier del Movimento 5 Stelle individua reati come istigazione alla corruzione, corruzione internazionale, induzione indebita, turbativa della libertà degli incanti e traffico di influenze illecite. Il conto se accolte? Una decina di anni di carcere. La "segnalazione" di Di Maio rientra nell'inchiesta napoletana (e romana) sull'imprenditore Alfredo Romeo e Consip (con Tiziano Renzi, padre di Matteo, formalmente indagato insieme all'attuale ministro dello Sport ed ex sottosegretario Luca Lotti), ed è stata girata anche all'Anac del commissario Cantone

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/12364838/consip-querela-di-maio-m5s-matteo-renzi-acquisto-unita-pessina-.html
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