domenica 24 settembre 2017

Di Battista lancia un appello agli italiani: "Dateci una mano, da soli non ce la facciamo"

L'immenso guerriero Alessandro Di Battista rivolge un appello agli attivisti del M5S ma anche a tutti gli italiani. Ecco il testo:

IO DI PIU' NON POSSO FARE...
Venerdì mi rimetterò in viaggio. Direzione Lombardia. Altro fine settimana in piazza. Sarò a Como, Cesano Maderno, Sesto San Giovanni, Crema, Lodi e Buccinasco. Per l'amor di Dio, i sacrifici, quelli veri, li fanno gli operai dell'ILVA tuttavia, credetemi, stiamo dando il massimo. Sono 4 anni che giro l'Italia tutti i fine settimana. Battagliamo in aula, ci sbattono fuori coloro che salvano i condannati e poi andiamo in piazza. Sempre. Andiamo anche in TV e spesso non è facile, subiamo “interrogatori” più che interviste (ci sta bene a patto che lo stesso trattamento venga riservato anche ai Renzi, alle Boschi etc, etc) e quasi mai c'è il tempo per sfatare le balle che raccontano su di noi. L'ultima stronzata colossale è sul “M5S responsabile dell'epidemia di morbillo”. L'hanno scritta e per sostenerla i “giornaloni” pubblicano persino una battuta di Grillo sulla difterite fatta in uno show del 1998. Io ero al liceo e il M5S sarebbe nato addirittura 11 anni dopo! La piazza a questo serve, a riunirci, toccarci, guardarci negli occhi ed avere tempo per parlarci. Serve a creare un Popolo sovrano che non si beve le balle dei TG, che si informa autonomamente e che partecipa. E serve a coltivare la memoria.
Il M5S è una forza che vuole rivoluzionare questo sistema, un sistema marcio, ipocrita. In questo Paese fatto al contrario la destra ha creato Equitalia e la sinistra ha abolito l'articolo 18 e ha massacrato i lavoratori. Qualsiasi cosa abbia toccato questa classe politica di “esperti” l'ha distrutta. La scuola, le piccole e medie imprese, la sanità, Alitalia, MPS. Viviamo in un paradosso continuo. I partiti attaccano il M5S sulla sua democrazia interna ma sono gli stessi partiti che hanno scritto e votato due leggi elettorali incostituzionali di fila. Ma vi rendete conto o no? L'attuale Parlamento è stato votato con una legge elettorale illegale e, per far fronte a questo scandalo, il PD è intervenuto e ha approvato l'Italicum, altra legge elettorale incostituzionale. Risultato? Oggi il Popolo italiano non ha a disposizione lo strumento principale per esprimersi. Cosa significa Democrazia allora? Anni fa leggevo La Repubblica, ce la menava ogni giorno con la storia del conflitto di interessi di Berlusconi. Poi va al governo il PD, il conflitto di interessi non viene risolto al contrario il tema sparisce dalle pagine de La Repubblica. Gli arresti dei sindaci del PD non fanno più notizia, sono diventati prassi. I partiti dicono che non ci sono soldi per contrastare la povertà con il reddito di cittadinanza ma poi trovano 20 miliardi di euro in 24 ore per salvare i conti delle loro banche da loro stessi prosciugati.
Questo è il quadro. Io ho dato il massimo in questi 4 anni. Di più non posso fare. Posso provare a fare meglio ma di più no. Ci siamo messi di traverso ad un sistema consapevoli che il sistema si sarebbe difeso. I partiti utilizzano i loro media per bastonarci, infangarci e mentire. Cercano di spaventare perché sono terribilmente spaventati. Sanno che gli aboliremo ogni forma di finanziamento pubblico, sanno che faremo una vera legge anti-corruzione, sanno che cacceremo dalla RAI i partiti, sanno che gli dimezzeremo gli stipendi e cancelleremo i vitalizi. Per loro distruggere il M5S è una questione di sopravvivenza. Noi da soli non ce la facciamo, dovete venire con noi, impegnarvi, partecipare. Altrimenti è finita. Proveranno a fare una legge elettorale per impedire al M5S di governare. Vogliono la palude per avere la “scusa” per inciuciare ancora e magari chiedere a Draghi di fare il Presidente del Consiglio. Perché il loro obiettivo è far gestire le Istituzioni non dai cittadini ma dalle banche d'affari.
Un politico tradizionale va in piazza e dice: “votatemi e vi prometto che...”. Noi vi diciamo dateci una mano, perché da soli non ce la facciamo. A riveder le stelle!"

Notizia censurata da tutti ma alla fine tutto è venuto fuori. Renzi ha firmato il documento che incastra l'Italia.

SE LE COLPE DI RENZI (E ALFANO) RICADONO SU GENTILONI – IL TRATTATO “TRITON” FIRMATO DAL DUCETTO PREVEDE CHE I MIGRANTI ARRIVINO, ESCLUSIVAMENTENEI PORTI ITALIANI – NON SOLO. PREVEDE ANCHE CHE NESSUN PROFUGO POSSA ESSERE PORTATO ALTROVE SE NON IN ITALIA - TAJANI: “PRIMA FACCIAMO ERRORI, POI VOGLIAMO CAMBIARE LE COSE”


Marco Bresolin per “la Stampa”

«Il piano operativo di Triton dice che l' Italia è il Paese ospitante della missione. Se qualche altro Stato volesse aggiungersi, da un punto di vista teorico la possibilità ci sarebbe. Ma mi pare uno scenario molto complicato, anche perché le attività sono tutte guidate dalla Guardia Costiera Italiana».

Dal quartier generale di Frontex, la portavoce dell' agenzia Ue Ewa Moncure ripete concetti che da quelle parti sembrano scontati. «Tutte le attività di Triton - spiega - sono coordinate dalla Guardia Costiera, che decide come distribuire le imbarcazioni. Su tutte le navi e su tutti gli elicotteri che partecipano all' operazione, poi, sono sempre presenti ufficiali italiani. Triton non funziona in modo autonomo, ma è come se operasse per conto dei confini italiani».

Oggi però il governo si presenterà alla riunione di Varsavia con i rappresentanti degli altri Paesi portando una richiesta chiara: «Bisogna regionalizzare l' attività di Triton». Regionalizzare vuol dire una cosa ben precisa: consentire alle navi che operano nell' ambito di Triton di attraccare anche in altri porti europei dopo i salvataggi in mare. Soluzione che non sembra trovare sostegno tra gli altri Paesi Ue, in primis Spagna e Francia.

E la mossa del governo raccoglie anche le critiche di Antonio Tajani, presidente dell' Europarlamento: «C' è un trattato sottoscritto e il ministero pensa si debba cambiare. Noi prima facciamo gli errori e poi cerchiamo sempre di chiedere di cambiare le cose».

«Triton è una delle tante operazioni di Frontex - prosegue Moncure -, non è l' unica. E funziona esattamente come le altre che abbiamo in Spagna (Hera, Indalo e Minerva, ndr) o in Grecia (Poseidon, ndr). Ogni operazione ha un Paese che la ospita, nel caso di Triton è l' Italia. Che quindi si fa carico degli sbarchi. Non c' è niente di speciale in questo: è stato deciso così nel momento in cui è stata avviata», nel 2014.

È tutto scritto nero su bianco, nell' Allegato numero 3 del piano operativo di Triton: «Le unità partecipanti (alla missione, ndr) sono autorizzate dall' Italia a sbarcare nel proprio territorio tutte le persone intercettate e arrestate nelle sue acque territoriali, nonché nell' intera area operativa oltre le sue acque territoriali».

Nel capoverso successivo viene specificato che le persone salvate devono essere «portate in un posto sicuro in Italia» e che «nessuna delle persone salvate (), anche fuori dall' area operativa, può essere fatta sbarcare sul territorio di un Paese Terzo». Le righe successive chiariscono meglio una questione che spesso viene messa in discussione, vale a dire il ruolo di Malta: «In caso di un salvataggio nelle acque territoriali e zone contigue di Malta, o per assicurare la salvaguardia delle vite di persone in difficoltà, è possibile sbarcare a Malta». È possibile, dunque. Non obbligatorio.

Secondo il piano di Triton, voluto dall' Italia, gli sbarchi «possono» anche avvenire a Malta. Ma come eccezione e solo in determinati casi particolari, non come regola. L' Italia però vuole rimettere in discussione tutto. E chiede quindi di «regionalizzare» gli sbarchi negli altri porti mediterranei dell' Ue. «Non spetta a noi decidere su questo - continua la portavoce di Frontex -, ma serve una discussione tra gli Stati che partecipano a Triton. Vediamo cosa uscirà dalla riunione».


L'ANNUNCIO DI DI MAIO:"ECCO COSA FAREMO SE VINCEREMO LE ELEZIONI". TREMANO I PARTITI..





Se è ormai quasi certo che si voterà alla scadenza naturale della legislatura, non si conosce ancora la legge elettorale che consentirà agli italiani di eleggere il prossimo Parlamento, ma Luigi Di Maio svela, durante una conferenza stampa alla 'Stampa Estera' a Roma, cosa farà il M5S qualora risultasse primo partito alle elezioni: "Se, come spero, raggiungessimo il 40%, avremo l'incarico di governo e chiederemo la fiducia alle Camere su un programma di governo, senza nessuno scambio di poltrone". 

Di Maio spiega: "Il nostro approccio sarà semplice: prima delle elezioni ci presenteremo con un programma di governo a quindici anni e con una squadra di governo composta da ministri e dal presidente del Consiglio. Quella squadra, con quel programma, si presenterà alle Camere per chiedere la fiducia: chi vorrà potrà partecipare alla creazione di un'Italia differente, senza aspettarsi alcun tornaconto". Il deputato pentastellato chiude a ipotesi di alleanze: "Lega, Bersani? Il Movimento non deve guardare a forze politiche specifiche, ma ad un programma di Paese. Chi voterà contro una seria riforma fiscale, una riforma per le piccole e medie imprese, il reddito di cittadinanza, una seria legge anticorruzione se ne prenderà la responsabilità di fronte al popolo italiano. 

Ma vattene in pensione. Il Papa la critica, lei sbrocca: la Fornero insulta Bergoglio

Elsa Fornero risponde a Papa Francesco: "Forse in pensione dovrebbe esserci lui"


Papa Francesco è riuscito anche a parlare di pensioni d'oro e di lavoro, affermando che gli anziani dovrebbero lavorare meno ore per lasciare spazio ai giovani. Insomma, il Pontefice che interviene un po' su tutti si è sentito in dovere di proporre una ipotetica riforma del lavoro. E delle pensioni. E a rispondergli ci ha pensato l'ex ministra Elsa Fornero, ancora oggi un incubo per chi si è visto slittare la pensione per anni e, soprattutto, per gli esodati. Già, proprio lei. "Tutto dipende da cosa intendiamo per anziano", ha affermato riferendosi alle parole del Pontefice. Poi, la bordata: "Se guardassimo dall'ottica di chi difende il pensionamento in età giovane, il Papa dovrebbe forse essere in pensione già da molti anni". Così' in un'intervista a Radio Capital. L'ex ministra del Lavoro di Mario Monti ha poi aggiunto: "Il pensionamento graduale per chi è a fine carriere è una bella idea, ma faticosa da attuare. Sarebbe bello se il Papa mettesse in piedi una commissione per valutare operativamente quest'ipotesi senza però aumentare i debiti che andrebbero a ricadere sulle spalle dei giovani", concludono.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12425949/elsa-fornero-papa-francesco-pensione.html

IL PD DI NUOVO NEI GUAI MA I GIORNALISTI NASCONDONO LA NOTIZIA:CONDIVIDETELA VOI!

A Milano abbiamo il sindaco piddino Sala indagato e un’indagine dell’Anac su 173 monitor installati al Palazzo di giustizia, comprati con fondi Expo ma senza gara.
I giornaloni, però, non ritengono importante questa vicenda. Ne parlano, sì, ma la relegano nelle pagine interne dei propri siti, senza metterla in evidenza.
Sono più importanti i guai della Raggi e ai cittadini, di ciò che succede a Milano, non è dato sapere. Ma per fortuna c’è internet e ci sono i social network e potete leggere quanto segue.
Anac indaga su fondi Expo a Tribunale
Riporta Il Corriere della Sera:
“Per mesi e mesi sono rimasti assolutamente spenti, poi hanno cominciato a funzionare per un «test-udienza facile» che dura ancora senza fine e solo da un annetto una sparuta parte dei 173 monitor che tappezzano pareti e i corridoi del Palazzo di giustizia fa il proprio dovere fornendo ai circa 10mila utenti che ogni giorno entrano nell’edificio di corso di Porta Vittoria poche informazioni stringate sulle udienze in corso nelle sezioni civili del Tribunale di Milano. Quei monitor marca «Samsung» sono stati istallati grazie a un appalto legato ad Expo 2015 sul quale l’Autorità anticorruzione guidata da Raffele Cantone ha deciso di puntare la propria attenzione mandando la Guardia di finanza ad acquisire gli atti negli uffici del Tribunale e a Palazzo Marino. L’operazione «monitor» nel Palazzo di giustizia rientrava tra gli appalti finanziati con 16 mioni di euro di fondi pubblici stanziati per Expo e relativi a servizi e infrastrutture destinate al Palazzo di giustizia in vista dell’esposizione internazionale.”.
Il Corriere aggiunge poi che questo servizio “non è mai decollato e i monitor continuano a rimanere accesi dalla mattina alla sera anche se non sono realmente operativi. Con la velocità alla quale galoppa la tecnologia, sono già stati superati dai modelli più moderni e rischiano di diventare obsoleti ancor prima di funzionare”.

I MEDIA STANNO CENSURANDO QUESTA CLAMOROSA NOTIZIA SUL M5S. CONDIVIDIAMOLA NOI E FREGHIAMOLI.

Grazie al M5S, è finita la pacchia di Casta crociere

In pratica, la Camera dei Deputati nelle sue mille voci di bilancio ne aveva una che prevedeva i "rimborsi di viaggio agli ex parlamentari". Soldi vostri (sia chiaro) con cui la Casta offriva graziosamente treni e aerei ai suoi ex membri, per godersi sì la meritata pensione ma sempre e come d'abitudine a scrocco.
Ebbene, ci sono voluti due anni e rotti ma alla fine l'hanno capita: ieri, grazie ad un emendamento a prima firma Luigi Di Maio, finalmente la Camera ha approvato lo stop a questo sconcio che costava al contribuente 900 mila euro l'anno. E i parlamentari in carica, grazie ad un altro emendamento di Edera Spadoni, voleranno in classe economy invece di sperperare quattrini in prima classe.
E' la fine della Casta Crociere: se il pensionato (d'oro) ex parlamentare vuol farsi la vacanza, o se il deputato in carica vuol viaggiare stile sceicco, che se lo paghino coi soldi loro.


Fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamento/2015/08/grazie-al-m5s-e-finita-la-pacchia-di-casta-crociere.html

MATTARELLA APPROFITTA DELLA CRISI PER SISTEMARE IL FIGLIO: SUPER POLTRONA IN ARRIVO ANCHE PER IL SUO PARGOLO

La British American Tobacco ha commissionato a Bernardo Giorgio Mattarella, figlio del Presidente della Repubblica, un parere legale spedito al ministero del Tesoro. Da diversi giorni, riporta il Fatto quotidiano, i tecnici di Pier Carlo Padoan stanno lavorando per definire l'eventuale aumento di accise sulle sigarette, uno dei provvedimenti immaginati dal governo per la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro chiesta da Bruxelles.
La relazione di Mattarella Jr è datata 5 ottobre, appena tre giorni dopo aver lasciato il ministero della Funzione pubblica di Marianna Madia dove era stato capo dell'ufficio legislativo. Dal 4 ottobre è stato consulente di quel ministero fino a marzo e a titolo gratuito.
Mattarella Jr ha prodotto il parere come "Ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss" richiesto dalla Bat per interpretare alcuni commi del decreto legislativo 188 del 2014. Quel testo ha regolamentato la disciplina fiscale dei tabacchi, fissando tre imposte: una uguale per tutti, il carico fiscale minimo e due proporzionali al prezzo, l'accisa e l'aliquota. Il nodo che interessa la Bat riguarda più la quota fissa che, se alzata andrebbe a colpire più i propri prodotti, rispetto agli altri di fascia alta. Secondo il decreto, il ministero potrebbe impostare le tariffe senza limiti e come meglio crede. Secondo invece il parere prodotto da Mattarella Jr, valgono i limiti di 5 euro al chilo, se poi il ministero vuole aumentare le imposte, deve ricorrere a una legge ad hoc, complicando la procedura.
Quel che apre dubbi sull'incarico da 3500 euro (che comprende una consulenza più ampia) al figlio maggiore del Presidente è la cronologia degli eventi. Secondo la Bat, riporta il Fatto, l'incarico per il professor Mattarella è stato conferito il 28 settembre "a valersi con efficacia dal primo ottobre", quando ancora ricopriva il suo ruolo al ministero.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12350592/bernardo-giorgio-mattarella-british-american-tobacco-incarico-sigarette.html

sabato 23 settembre 2017

FORZA, CONDIVIDIAMO IN MASSA QUESTA NOTIZIA: GLI ITALIANI DEVONO SAPERE LA VERITA' SUL PD

Per fortuna in Italia abbiamo ancora validi giornalisti.
Giornalisti come il direttore del Fattoquotidiano.it Peter Gomez, che, collegato con lo studio della trasmissione di La7 Omnibus, è intervenuto sul caso Report:
“Su Report ho le idee chiarissime – ha detto Gomez – ed ha semplicemente fatto il suo lavoro. So come funzionano le multinazionali del farmaco e gli enti di controllo e quando vedo dei ricercatori seri che mi dicono: occhio, perché tutti i controlli non sono stati fatti a regola d’arte, c’è bisogno dell’intervento di tutti. In questo caso siamo di fronte ad un ‘casus belli’, utilizzato dalla politica per prendersela con questa trasmissione, perché nella settimana precedente, aveva posto degli interrogativi sul perché una grande impresa entrasse in un giornale che perde 400.000 euro al mese”.
Il direttore del Fatto.it si riferisce all’inchiesta di Report sul salvataggio dell’Unità. La trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci ha raccontato come sono cambiati gli affari della Pessina Costruzioni da quando il suo proprietario è diventato socio del Partito Democratico rilevando il quotidiano L’Unità.
Guarda il video dell’intervento di Gomez:

Il Corriere della Sera riporta la ricostruzione della vicenda:
“Report ha ricostruito la storia di alcuni lavori ottenuti da Pessina a partire da allora. Proprio mentre era in corso la trattativa per il salvataggio de l’Unità, la Pessina Costruzioni – secondo quanto riportato da Report – apre una filiale in Kazakhistan, nella cittadina di Aksai, nel nord-ovest del paese, un piccolo centro nato e sviluppatosi attorno a uno dei più grandi giacimenti di gas e petrolio, quello di Karachaganak. Lo sfruttamento del giacimento è gestito dal consorzio Kpo, del quale Eni è socio principale insieme a Shell. Che tipo di lavori ha svolto ad Aksai la Pessina Costruzioni KZ? – si chiede Report che poi prosegue: «Eni ci scrive che il consorzio KPO non ha mai assegnato lavori alla Pessina KZ e la Pessina precisa che Pessina Costruzioni KZ è una società inattiva. Eppure da quanto risulta alla camera di commercio kazaka, la Pessina KZ è dotata di un consistente capitale sociale, di dipendenti e di mezzi». (Ciò non vuol dire che la società sia comunque necessariamente attiva)”.

Salvataggio l’Unità, M5S presenta un esposto

Come vi spiegavamo in un altro articolo, anche il M5S vuole vederci chiaro sulla vicenda del salvataggio dell’Unità dopo il servizio di Report mandato in onda il 10 aprile scorso.
Il deputato 5 Stelle Luigi Di Maio ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un video in cui annuncia di “portare in tribunale l’Italia che non sopportiamo più”.
“Abbiamo presentato – scrive Di Maio – un esposto alla Procura di Roma e Napoli per verificare l’esistenza di reati in capo a Renzi e ai suoi amici sulla scandalosa vicenda del salvataggio dell’Unità svelata da Report la settimana scorsa”.
Il deputato spiega che “non è una questione di Renzi, di Partito Democratico. Qui è un modello culturale che c’è e che ci sta asfissiando e che dobbiamo fermare prima che sia troppo tardi. Venticinque anni fa nell’Italia di Tangentopoli esistevano le mazzette: pagavi la mazzetta e ottenevi l’appalto pubblico. Poi, dopo le tante inchieste, il sistema è diventato molto più complesso, e ce l’ha spiegato proprio Report con la vicenda del salvataggio dell’Unità: il Pd doveva salvare il suo giornale di partito e quindi riesce a creare delle relazioni con un imprenditore che, guarda caso, non appena salva l’Unità dalla disgrazia inizia a ottenere appalti in Iran, in Kazakistan, e diventa l’unico vincitore, con un ribasso dello 0,01 per cento della gara dell’Ospedale de La Spezia”.
Queste sono “tutte azioni – continua Di Maio – che vedono protagonisti i governi regionali del Pd o addirittura lo stesso Matteo Renzi, che si porta l’imprenditore che gli ha salvato l’Unità in Iran a prendere commesse”.
Come funziona questo sistema politico? Si chiede il vicepresidente della Camera.
“Ce lo spiega anche Italo Bocchino in un’intercettazione del caso Consip mentre parla con l’imprenditore arrestato Romeo”. Il video che potete vedere sotto riporta lo scambio di battute tra Romeo e Russo, per il quale – spiega il servizio di Report – “salvare l’Unità significa aprire un credito con il nuovo gruppo dirigente del Pd”.

Photo by fabiolopiccolo:

GENTILONI E QUEI 21 MILIONI DI EURO: PRESO CON LE MANI NEL SACCO! COSI’ SE LA SCIALANO A PALAZZO CHIGI STI FETENTI

Paolo Gentiloni costa più di Matteo Renzi: le spese di Palazzo Chigi salite di 21,5 milioni di euro
E zitto zitto Paolo Gentiloni ha messo bei muscoloni da premier.

Quello che mai ti saresti atteso, è lì documentato dal bilancio di previsione 2017: il nuovo presidente del Consiglio costa più di Matteo Renzi. A Palazzo Chigi quest’ anno si spendono circa 21,5 milioni di euro in più del 2016, e la lievitazione inattesa è tutta nelle spese correnti, che tornano a superare il miliardo di euro con un incremento di 36,3 milioni.

Diminuisce invece il capitolo delle spese in conto capitale (ridotto di 14,7 milioni di euro), perché sono minori le necessità di manutenzione del palazzo.

Ma quel che più conta e fa comprendere la differenza fra i due governi è la notevole lievitazione delle spese del segretariato generale di palazzo Chigi, il cuore pulsante del potere del governo. Lo stanziamento in questo caso passa da 403,57 a 537,9 milioni di euro, con un incremento di 134 milioni. E il grosso dell’ aumento viene dalle spese correnti di funzionamento, che crescono di quasi 100 milioni di euro passando da 275,9 a 375,67 milioni di euro. Cresce il personale dipendente dopo molti anni, e ovviamente aumentano di conseguenza gli stipendi base e i benefit concessi, compresi i buoni pasto. Ma cresce anche il costo diretto e indiretto degli uffici di stretta collaborazione del premier, dei ministri senza portafoglio e dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio.

Un aumento che si spalma su tutte le voci di personale, sia quello a tempo indeterminato sia quello provvisorio degli staff. Cresce di 120 mila euro rispetto al 2016 il capitolo degli «stipendi del personale non proveniente da pubbliche amministrazioni, degli uffici di diretta collaborazione del presidente, degli eventuali vicepresidenti (che non ci sono, ndr) e del sottosegretario di Stato-segretario del consiglio dei ministri». Ma aumentano anche i costi indiretti per il personale di diretta collaborazione: 376 mila euro in più per i contributi previdenziali e 125.800 euro per gli oneri Irap.

Aumentano addirittura del 40 per cento i costi del trattamento economico accessorio degli staff di Gentiloni e del sottosegretario Maria Elena Boschi, che passano rispetto a Renzi e al suo sottosegretario Claudio De Vincenti da 2,7 milioni a 3,76 milioni di euro annui. Mentre per i ministri senza portafoglio la crescita è più limitata, passando da 4,5 a 4,8 milioni di euro. In compenso Gentiloni risparmia qualcosina nell’ organizzazione delle visite di Stato in Italia e all’ estero, tagliando 50.469 euro rispetto al budget superiore a 1 milione di euro che aveva Renzi.

Crescono anche i costi del personale fisso, che solo per le retribuzioni di ruolo aumentano di 1,513 milioni di euro (passando da 86 a 87,513 milioni di euro), e di pari passo aumentano i costi Irap e quelli previdenziali sugli stessi assunti. Nella nota integrativa al bilancio di previsione si spiega che complessivamente l’ aumento è di «euro 2.093.700, dovuta all’ assunzione di nuove unità di personale.

In particolare sono stati assunte 4 unità di personale provenienti dalle Province, 36 unità di personale provenienti dal Ministero dello sviluppo economico, 16 unità di personale per l’ esercizio di compiti connessi all’ impiego dei Fondi strutturali europei e al monitoraggio degli interventi cofinanziati dai suddetti Fondi strutturali».

Non ci sono solo i costi del personale, e come già avveniva da anni crescono esponenzialmente le spese per le liti, i contenziosi e gli arbitraggi. In questo caso il premier Gentiloni si porta dietro i problemi causati da Renzi e dalle sue leggi. L’ aumento dei fondi stanziati però è da record: più 180 per cento, e salgono da 50 a 140 milioni di euro. Fra questi – spiega la nota integrativa al bilancio, ci sono anche i contenziosi «per le borse di studio dei medici specializzandi».

Di fronte a tanti aumenti, c’ è invece una riduzione di fondi che proprio nessuno avrebbe atteso: quelli del capitolo per la Protezione civile, che «passano da euro 447.748.405,00 ad euro 371.801.383,00 con una diminuzione complessiva di euro 75.947.022,00 (meno 16,96 per cento)». La nota spiega che «tale diminuzione deriva dalla riduzione che ha interessato gli stanziamenti destinati al Fondo per le emergenze nazionali (cap. 7441) che passano da euro 249.000.000,00 ad euro 240.000.000,00. Inoltre, sul Fondo per la prevenzione del rischio sismico (cap.

7459) non è stata stanziata alcuna risorsa finanziaria».

Fonte Libero

BLITZ IMPROVVISO DI VIRGINIA RAGGI. SI E' PRESENTATA DI PERSONA PRESSO LA PER...

"Lotta al degrado, avviata la bonifica del complesso ex Bastogi". La sindaca di Roma Virginia Raggi annuncia così gli interventi avviati nella struttura alla periferia nord di Roma pensata per le persone in difficoltà abitativa. 

La prima cittadina questa mattina è andata a fare una visita in quella che è considerata una tra le periferie più degradate, dove l'Ama ha iniziato la pulizia delle aree con grazie ad un finanziamento di 42 mila euro messo a disposizione dal Campidoglio. "Tra due tre mesi l'area dovrebbe essere integralmente bonificata e i lavori sulle tubature saranno portati a conclusione", ha detto Raggi che ha annunciato anche l'arrivo di telecamere nella zona. La giunta ha stanziato 100 mila euro che il dipartimento lavori pubblici sta utilizzando per interventi di riparazione sulle tubature. 

"Allo stato attuale - spiegano da Roma Capitale - la spesa annuale per i consumi idrici è 450 mila euro ma con le operazioni già pianificate scenderà a 200 mila garantendo un risparmio di 250 mila euro". Un secondo appalto in corso di affidamento riguarderà invece interventi all'interno delle unità abitative volti ad eliminare le infiltrazioni e le perdite degli impianti. Questo intervento sarà volto anche ad un miglioramento delle condizioni igienico sanitarie degli alloggi. "Il Campidoglio e il Municipio stanno lavorando da novembre a questa situazione. Abbiamo trovato i fondi e avviato due appalti per la sistemazione", ha detto Raggi che si è fermata a lungo a parlare con gli abitanti del complesso che si sono mostrati soddisfatti della sua visita e le hanno illustrato nel dettaglio i problemi del posto. (ANSA

++ CASO CONSIP, ARRIVA LA CONFERMA: ECCO CHI SI È INTASCATO 100MILA EURO

Caso Consip, arriva la conferma: l’ex dirigente della centrale acquisti Marco Gasparri ha ammesso davanti al gip di Roma Gaspare Sturzo la corruzione, ribadendo quanto già detto ai magistrati: “Ho preso 100mila euro da Alfredo Romeo per garantirgli consigli e informazioni sulle gare bandite in Consip,” ha detto il funzionario.

Secondo quanto riporta La Stampa, “l’impianto accusatorio del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Mario Palazzi appare oggi ancor più saldo e nei prossimi giorni la procura di Roma potrebbe chiedere per il duo Romeo-Gasparri il giudizio immediato”.

Gasparri, si legge sul Fatto Quotidiano, “è indagato per concorso in corruzione assieme all’imprenditore Romeo che si trova in carcere dal primo marzo scorso su richiesta dei pm della Procura”.

L’ex dirigente Consip ha affermato per la terza volta che dal 2012 al 2016 ha ottenuto un totale di 100mila euro da parte di Romeo. Lo scorso dicembre Gasparri disse che “i rapporti con Romeo iniziarono ad essere stabili dal 2013 con una prima dazione di 5000 euro, dal 2014 in poi i versamenti diventarono sempre più frequenti”. In cambio l’ex funzionario offriva notizie relative ai bandi di gara e pratiche amministrative da mettere in atto.

Tra le altre cose, il Gasparri aveva spiegato i rapporti di Alfredo Romeo con la politica: “Mi disse che il suo intento di ‘avvicinare’ i vertici di Consip si erano realizzati attraverso ‘interventi politici ad altissimo livello’”.

Il manager ha parlato del suo ruolo nel “metodo Romeo”. “Essendo io funzionario della Consip e dirigente dell’ufficio che predisponeva i capitolati sapevo esattamente come dovevano essere fatte le offerte tecniche. Romeo ava un ufficio tecnico inadeguato e io essendo uomo della Consip gli davo le indicazioni utili per la predisposizione dell’offerta tecnica” che, ha aggiunto, “sapevo esattamente come doveva essere fatta”.

CONDIVIDETE, FATE PRESTO. LA BOSCHI RISCHIA DI SALTARE SUBITO.L'HANNO BECCATA IN PIENO.

L’Huff Post ha pubblicato degli stralci dell’ultimo libro dell’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli intitolato Poteri forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo(edizione I Fari) e che uscirà il prossimo ’11 maggio.
In un passaggio, De Bortoli parla del ruolo dell’ex ministra per le Riforme Maria Elena Boschi nella vicenda di Banca Etruria, di cui il padre era vicepresidente.
La ministra, racconta De Bortoli, chiese all’allora amministratore delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, di valutare una possibile acquisizione della banca del padre.
“L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere.
L’industriale delle scarpe Rossano Soldini mi ha raccontato di aver avuto molti sospetti sul ruolo della massoneria locale nella gestione dell’istituto. Elio Faralli, che ne fu padre-padrone per circa 30 anni, fino al momento in cui fu costretto a lasciare il timone a Giuseppe Fornasari, era notoriamente un massone. Soldini fece molte domande scomode, in particolare sul ruolo del consigliere Alberto Rigotti, il cui voto, probabilmente invalido, fu decisivo per eleggere Fornasari. Rigotti ebbe prestiti dalla banca, mai rientrati, e finì in bancarotta con il suo gruppo editoriale. I consiglieri dell’Etruria godettero di affidamenti per un totale di 220 milioni. Gli organi statutari erano del tutto ornamentali.
Non sarebbe il caso di chiedersi se anche legami massonici o di altra natura non trasparente siano stati all’origine della concessione di troppi crediti facili e della distruzione di molti piccoli risparmi? A maggior ragione ora che alcuni istituti di credito vengono salvati con i soldi dei contribuenti? Alessandro Profumo, ex presidente del Monte dei Paschi, il 15 giugno 2016, durante la presentazione del libro di Fabio Innocenzi Sabbie mobili. Esiste un banchiere per bene? (Codice, 2016) rispondendo a una domanda sul tracollo del Monte dei Paschi se ne uscì con questa frase: «La colpa è tutta della massoneria». Se ne parlò poco. Profumo mi spiegherà poi di avere avuto sempre la sensazione che ci fossero fili sotterranei, strane appartenenze. E che il sospetto dei legami massonici emergesse soprattutto quando si trattava di assumere qualcuno, constatando i diffusi malumori per un no inaspettato. E ha usato un esempio dalla Settimana Enigmistica. Unisci i puntini e scopri il disegno. Ma quanti sono i puntini? E qual è il disegno?”

 

FINANZIERI ARRESTATI, INSIEME AL “SOLITO” POLITICO DEL PD: LA LORO ATTIVITA’? ESTREMAMENTE RIVOLTA AL “SOCIALE”: PILOTARE I CONCORSI IN CAMBIO DI SOLDI

Soldi per aiutare candidato a concorso, 5 arresti: ci sono sottufficiale della Finanza e consigliere Pd

Soldi in cambio di favoritismi nel concorso Allievi Marescialli della Guardia di Finanza per l’anno 2014. Con quest’accusa sono state arrestate 5 persone tra cui il maresciallo capo della Guardia di Finanza Bruno Corosu, sottufficiale presso il Gico di Napoli, e Ciro Del Giudice (ex appartenente al Corpo e consigliere comunale del Pd a Pozzuoli).
I provvedimenti restrittivi emessi dal gip di Napoli su richiesta della Procura partenopea sono stati emessi ad esito di indagini che hanno fatto luce su tre episodi. Il primo di questi è stato oggetto di un servizio mandato in onda da una trasmissione televisiva, dal quale emergeva che Corosu e Ciro Del Giudice, ex finanziere, avevano ottenuto la promessa e poi la consegna di 40mila euro, rispetto alla somma concordata di 55mila, dal padre di un candidato per favorire quest’ultimo nel superamento delle prove del concorso Allievi Marescialli.


La seconda vicenda riguarda Corosu e i fratelli Salvatore e Andrea D’Emilio, imprenditori napoletani operanti nel settore della vigilanza privata. Dalle indagini è emerso un patto con il quale il maresciallo si era impegnato a mettere a disposizione degli imprenditori i propri poteri per compiere una serie di atti volti a favorirli, ottenendo in cambio favori e utilità.

L’ultima vicenda vede coinvolti i fratelli D’Emilio e un dipendente pubblico, Nicola Guarino, in servizio presso la Scuola nazionale dell’Amministrazione di Caserta: dalle indagini è emerso un accordo corruttivo per il quale Guarino avrebbe svelato segreti d’ufficio ai D’Emilio ottenendo in cambio l’assunzione, con annesso trattamento di favore, del figlio presso una società riconducibile ai due imprenditori.
«Non si entra in Guardia di Finanza se non per queste vie». È la frase che il maresciallo della Gdf Bruno Corosu rivolse al giovane candidato che aspirava a entrare a far parte della Fiamme Gialle come allievo maresciallo. E le vie erano quelle del concorso truccato facendo pervenire al giovane la traccia di uno dei temi.
A riferirlo al pm – come riportato nell’ordinanza di custodia eseguita oggi – è lo stesso candidato, Fabio Fidaleo, interrogato il 24 ottobre scorso. Il giovane, figlio di un ex finanziere e fratello di un maresciallo della Finanza, ha ammesso di aver incontrato, insieme con il padre, il maresciallo Corosu una prima volta sulla Tangenziale: «Ci disse subito a bruciapelo che lui poteva garantirci che io avrei superato l’esame solo grazie al suo aiuto e a quello dei suoi amici importanti ma che tale ‘interessamento’ costava, nel senso che avremmo dovuto versargli al raggiungimento dell’obiettivo almeno 55 mila euro». «Mio padre – ha aggiunto il giovane – all’inizio mi guardò in faccia e mi parve molto titubante ma dopo qualche secondo si rivolse a Corosu e gli disse: ‘Lo faccio per mio figlio’».

Secondo il racconto del testimone, il sottufficiale «cominciò a vantarsi che lui e i suoi amici garantivano un risultato sicuro e che già negli anni scorsi avevano fatto entrare altri giovani come me, a cui addirittura avevano fatto pagare 75 mila euro e che quindi dovevo sentirmi privilegiato perché mi stavano concedendo uno sconto grazie al fatto che ero figlio di un ex appartenente alla Guardia di Finanza».

Fonte: IL MATTINO

STREPITOSA MANNOIA: L’EPICA SFANCULATA ALLA PARASSITA PD CHE CONSIGLIA AI PENSIONATI DI IPOTECARE CASA PER ARRIVARE A FINE MESE

“Esiste uno strumento che conosciamo poco, che è fatto apposta per gli anziani proprietari di casa che percepiscono pensioni basse, che si chiama prestito vitalizio ipotecario”. Scatena l’ìinferno l’affermazione di Alessia Morani, vicecapogruppo del Pd alla Camera, che durante una puntata di Quinta Colonna, avrebbe trovato la soluzione per gli anziani che percepiscono pensioni basse e non riescono a sopravvivere.

“Io non ho più parole. La proposta ai pensionati che non arrivano a fine mese è quella di ipotecarsi la casa che hanno comprato con una vita di lavoro magari con il progetto di lasciarla ai figli, così il giorno che non ci saranno più sarà proprietà della banca. Ma vi rendete conto di che cosa dite o no? Poi dicono che dobbiamo essere ottimisti, io ci provo ma ti cascano le braccia”

FONTE:

HUFFINGTON POST

venerdì 22 settembre 2017

PRESTO! CONDIVIDETE TUTTI QUESTA NOTIZIA: GIORNALI E TV L'HANNO CENSURATA!

I fake media parlano di “sconfitta” del M5S ma tacciono sul crollo del Pd, camuffato insieme agli altri partiti nelle liste civiche.
I 5 Stelle hanno evidenziato i numeri deludenti del partito di Renzi con un post pubblicato sul Blog di Beppe Grillo, che riportiamo di seguito:”
“I fallimenti del Pd sono la notizia più evidente di queste elezioni amministrative. Il partito di Matteo Renzi ha perso al Nord, al Centro e al Sud. Lo dicono i numeri, quei numeri che i commentatori dei giornaloni usano secondo quanto fa loro comodo. Il partito di Renzi dove non è crollato si è nascosto, senza presentare il simbolo o addirittura fondendosi con l’armata Brancaleone di Angelino Alfano che chiamare partito sarebbe addirittura un complimento.
Questo è l’elenco dei fallimenti del Pd:
Taranto: 16% nel 2012 – 11,8% oggi (persi 4800 voti)
Lecce: 10,6% nel 2012 – 8,5% oggi (persi persi 1300 voti)
Asti: 18,8% nel 2012 – 9,6% oggi (persi 2900 voti)
Padova: 24,9% nel 2014 – 13,5% oggi (persi 14000 voti)
Lodi: 23,2% nel 2013 – 15,9% oggi (persi 1200 voti)
Piacenza: 26,6% nel 2012 – 18,5% oggi (persi 3600 voti)
Genova: 23,9% nel 2012 – 19,8% oggi (persi 8000 voti)
Pistoia: 33,7% nel 2012 – 23,2% oggi (persi 3800 voti)
Carrara: 27,2% nel 2012 – 13,6% oggi (persi 4300 voti)
Parma: 25,1% nel 2012 – 14,8% oggi (persi 7000 voti)
La Spezia: 27,2% nel 2012 – 15,3% oggi (persi 4300 voti)
Gorizia: 17,1% nel 2012 – 8,7% oggi (persi 1400 voti)
Belluno: 18,6% nel 2012 – 10,2% oggi (persi 1300 voti)”

 

Traguardo storico a Roma. Dopo ben 5 anni di inattività, la Raggi mette in funzione le famosissime..



I mezzi, costati oltre un milione e mezzo, erano fuori uso e fermi nel terminal Gianicolo (60 mila euro al mese d’affitto) dal 2012. L’assessora: «Le avete conosciute quando erano incomprensibilmente abbandonate. Ora in funzione 5, presto le altre 6»

Finalmente sono operative - spazzano, strofinano, ingoiano cartacce - cinque anni dopo la presentazione in pompa magna in Campidoglio, quand’era sindaco Gianni Alemanno. Sono i tempi della capitale, ma tant’è. L’11 febbraio 2017, nella storia minore dell’Ama, la municipalizzata rifiuti al centro di un permanente tourbillon di scandali, sarà ricordato come un giorno speciale. Di festa. Sono infatti entrate in funzione - dopo uno spreco nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro - le spazzatrici elettriche nuove di zecca acquistate nel 2011 per pulire il centro storico e da allora custodite in garage, inattive. I 12 mezzi, agili e silenziosi, perfetti per infilarsi nei vicoli, erano costati 130 mila euro ciascuno, per un totale di un milione 560 mila euro, e oltre che il rispetto dell’ambiente garantivano un miglioramento della produttività, essendo previsto l’impiego di un singolo operatore. Peccato che, per la mancanza di uno «spinotto» adeguato, tale da garantire un’efficiente ricarica, finirono subito nel terminal Gianicolo (come denunciato nella recente inchiesta del Corriere) e lì siano rimaste per quasi un lustro. Ebbene, in queste ore i romani stanno vivendo il privilegio di rivederle in funzione. Dal vivo e sul web.

fonte; http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_febbraio_11/ama-spazzatrici-elettriche-azione-5-anni-raggi-posta-video-727be256-f06e-11e6-811e-b69571ccd9d9.shtml





LA GRANDE TRUFFA DEL GRATTA&VINCI- SAI COME FUNZIONANO? SAI CHI STAI INGRASSANDO? LOTTOMATICA, UNA DELLE CONCESSIONARIE DEI VIDEOPOKER CHE RIESCONO A FARLA FRANCA CON LE TASSE E FINANZIANO LE FONDAZIONI DEI POLITICI

Gratta & perdi. Ecco perché è una grande illusione
di Angelo Perfetti e Stefano Sansonetti
Possibilità di mettere a segno il colpo grosso praticamente pari allo zero. Possibilità di ripagarsi almeno il costo della giocata che si collocano tra il 18 e il 35%.
Chissà se l’universo delle lotterie istantanee, i cosiddetti “Gratta e Vinci”, continuerebbe a proliferare senza sosta se gli italiani mettessero a fuoco queste percentuali certo non incoraggianti. Del resto la pressante pubblicità dei concessionari, la sete continua di incassi da parte dello Stato e la voglia di cercare fortuna “spingono” da tempo un settore in cui, però, le prospettive di vittoria sono a dir poco risicate. Gli esempi si sprecano. Basti dire che attualmente in Italia esistono ben 46 tipologie diverse di “Gratta e Vinci”. Segno inconfutabile di come questo tipo di gioco “tiri”. Ma quante chance si hanno di vincere? E qui viene il bello, perché in media, secondo quanto è riportato sul sito dell’Aams (Monopoli di Stato), si tratta di una possibilità ogni 3,6 biglietti venduti. Rapporto vero, ma basato soprattutto sui premi delle dimensioni economiche più piccole, quelli che in pratica consentono giusto di ripagarsi il costo della giocata. I primi premi, invece, sono un’autentica chimera.
I numeri
La Notizia, decreti alla mano, ha calcolato queste percentuali in relazione alle più ricche lotterie istantanee. Si prenda “Mega Miliardario”, il Gratta e Vinci istituito dal gennaio del 2007. Ebbene, il decreto di istituzione prevedeva la distribuzione di 50 milioni e 160 mila biglietti. Ora, il primo premio, quello per il quale si gioca inseguendo il colpo grosso, è contenuto in 30 biglietti. A stabilire questa grandezza, così come tutte le altre, è sempre il decreto dell’Aams. E’ chiaro che per vincere 1 milione di euro ci vuole una gran bella botta di fortuna, ma 30 biglietti su un totale di 50 milioni e 160 mila significa avere lo 0,00006% delle chance di accaparrarsi il bottino più ricco. Si prenda invece il premio minimo, quello da 10 euro. E’ portato in dote da 17.844.002 biglietti, ovvero il 35,5% del totale. Ma 10 euro è proprio il prezzo di un singolo biglietto del “Mega Miliardario”. Insomma, si avrà anche il 35,5% delle possibilità di vincere, ma solo un premio che consente di recuperare la giocata fatta e che molto spesso ispira l’acquisto di un ulteriore biglietto. Se ci si sposta a un’altra lotteria istantanea la musica non cambia. Si consideri “Turista per sempre”, uno dei quei Gratta e Vinci che consente al più fortunato di incassare 200 mila euro subito, 6 mila euro al mese per 240 mensilità consecutive più un bonus finale non inferiore a 100 mila euro. Il decreto di istituzione, a partire dal gennaio del 2010, prevedeva un distribuzione di 100 milioni e 800 mila biglietti. Il premio più ricco, del valore nominale di 1 milione e 450 mila euro, è previsto in 35 biglietti. Che su un totale di 100 milioni e 800 mila restituisce una possibilità di vittoria dello 0,00003%. Se invece si va a vedere il premio minore, quello di 5 euro che corrisponde al prezzo di un biglietto, viene fuori che è contenuto in 30.319.800 biglietti. Il tutto con una possibilità di vincere del 30%, che però ad altro non si riferisce se non al recupero della giocata
Da registrare che, a differenza di altri giochi, in Italia il “Gratta e Vinci” è gestito da un concessionario unico che si chiama Lotterie Nazionali srl, che fa capo a Gtech, la società del gruppo De Agostini che nel Belpaese opera attraverso il brand di Lottomatica. E’ chiaro, allora, che è proprio questa la società che si arricchisce grazie al business delle lotterie istantanee. Così come si arricchisce lo Stato, che dal fenomeno riesce a incassare circa 2 miliardi di euro di tasse.
La grande illusione
Giochereste alla tradizionale tombola di Natale sapendo che alla seconda estrazione dei numeri dal bussolotto qualcuno ha già fatto Tombola e si è preso il premione? Continuereste a mettere ceci sulle cartelle accontentandovi di raccogliere, in mancanza del premio finale, l’ambo oppure il tombolino? Se la risposta che avete precipitosamente dato è “ovviamente no”, sappiate che invece lo fate. O almeno si rischia di farlo ogni volta che si acquista un Gratta e Vinci, di qualunque natura. Fa parte delle regole del gioco, dicono da Lottomatica, l’azienda che gestisce le lotterie, ed è l’alea che corre qualunque giocatore. Sarà, ma un giocatore rischia sapendo di avere la chanche di portare a casa il bottino, diversamente forse non rischierebbe.
Le regole del gioco
Quando inizia un nuovo Gratta e Vinci (ce ne sono una quarantina attualmente in circolazione) viene fatto un Decreto di indizione del nuovo gioco che, con un apposito contratto, viene accettato dai Monopoli di Stato.  In questo contratto c’è scritto chiaramente quanto è il monte premi finale, come viene suddiviso (in quanti diversi premi), quanti biglietti vengono stampati. Ovviamente al momento della stampa tutto viene randomizzato, cioè fatto in maniera casuale, segreta e scollegata, in modo da non sapere dove fisicamente finirà il biglietto milionario, né in termini di blocchetti né in termini di regione. C’è una verifica di congruità del lavoro svolto fatta da terzi, in particolare da Deloitte, per registrare la correttezza dei vari passaggi. Fin qui tutto ok. Se però il destino si divertisse a far trovare nel primo mese di gioco tutti i premi più alti, la stampa dei biglietti non si esaurirebbe. La regola vuole infatti che il gioco duri fino a quando non si assegnano tutti i premi messi in palio (con uno scostamento nell’ordine dell’1/2%), compresi i premi che sono un mero risarcimento del costo del biglietto.
Report mensili sulle vincite criptati
Detto questo, va segnalato come Lottomatica correttamente faccia ai Monopoli di Stato ogni mese un report sui premi realmente incassati. Il che però rappresenta un’aggravante del problema, perché è del tutto evidente che mese per mese di sa quali premi siano stati già trovati dai giocatori, e dunque si ha la percezione dell’”inutilità” di un certo gioco praticamente in tempo reale. Solo che è un dato che resta nei cassetti di Lottomatica e Monopoli di Stato, alla faccia della trasparenza voluta dal decreto Balduzzi.

4 ANNI DI BILANCI FALSI! LA CORTE DEI CONTI INCHIODA RENZI, NEL SILENZIO TOTALE DEI MEDIA ASSERVITI

Renzi, Corte dei conti accusa: a Firenze 4 anni di “gravi irregolarità” in bilancio
“Inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito alla gestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Così i giudici contabili bollano la gestione dell’attuale premier da primo cittadino del capoluogo toscano. E il successore-delfino Nardella deve trovare 50 milioni di euro.
E quattro. Il Comune di Firenze è costretto ancora una volta a ricevere i rilievi della Corte dei conti. Per il quarto anno consecutivo. L’intera gestione firmata Matteo Renzi. Ma questa volta ai giudici contabili non sono bastate le rassicurazioni di Palazzo Vecchio e non è stato sufficiente neanche l’intervento riparatore della giunta di Dario Nardella, che si è visto costretto a rimediare alla pesante eredità ricevuta. Per i giudici contabili rimangono “gravi irregolarità” che generano “oltre all’inosservanza dei principi contabili di attendibilità, veridicità e integrità del bilancio, anche violazioni in merito allagestione dei flussi di cassa e alla loro verificabilità”. Per questo la Corte, il 31 luglio come già il 22 maggio, ha recapitato a Palazzo Vecchio un’ordinanza con cui invita l’ente “ad adottare entro 60 giorni i provvedimenti idonei a rimuovere le irregolarità e a ripristinare gli equilibri di bilancio”.
L’erede di Renzi, il fidato Nardella, sapeva che con la poltrona di primo cittadino avrebbe ricevuto in consegna anche qualche guaio. Ma non di tale entità. La percezione reale l’ha avuta lo scorso dicembre quando ha saputo che anche da Roma l’amico Matteo avrebbe regalato altri guai. Con esattezza minori entrate dallo Stato per 22 milioni. Il 27 dicembre 2014, dopo aver faticosamente chiuso la discussione sulla Finanziaria, Nardella ha ammesso: “Sappiamo solo che c’è uno sbilancio di 50 milioni di euro, dobbiamo trovare 50 milioni”. Aggiungendo sconsolato: “Ci stiamo lavorando anche in questi giorni di ferie”. Non è servito. Non secondo i giudici contabili che a fine luglio hanno contestato alcuni punti al sindaco seppure prendendo atto che l’erede ha risolto qualche falla lasciata dal predecessore.