mercoledì 18 gennaio 2017

"Ecco chi comanda veramente". La denuncia choc della Gabanelli fa tremare mezzo mondo. Diffondetelo


La denuncia della Gabanelli fa tremare mezzo... di ghingo3


  La Gabanelli e’ una famosa giornalista della RAI 3,che con il suo programma inchiesta REPORT ha spesso creato imbarazzo in autorità’ politiche. Ma come tutti i giornalisti non supera quella famosa linea rossa dell’informazione che pero’ in questo caso sembra aver varcato anche se in modo soft. Guardatevi il video e’ capirete perché’ in Italia ed Europa sta accadendo quello che sta accadendo…

Pensate che stanno censurando questo video in tutto il mondo negli archivi on line Rai la puntata e’ stata letteralmete eliminata!!! E dovremmo pagare il canone per questi servi criminali!!!
La denuncia della Gabanelli che fa tremare “mezzo mondo”.Ecco chi ci comanda veramente.Il video della trasmissione “Report” da non perdere e condividere.
“Quando la politica non funziona diventa tecnica (o meglio tecnocrazia, vedi i governi tecnici susseguitisi in italia dopo la caduta pilotata di Berlusconi, Monti in primis)”. Con queste parole la Gabanelli esordisce all’ inizio di questo video, che svela ciò che molti non sanno e che altri non vogliono che si sappia…

Tutto parte dagli anni 80, quando esponenti di spicco di Stati Uniti, Europa e Giappone diedero vita alla commissione trilaterale (gruppo Bilderberg) voluta da Rockfeller per disegnare il futuro del mondo. Da allora, questa commissione non ha mai smesso di riunirsi in seduta plenaria una volta l’anno (con esponenti politici, industriali ecc), eancora oggi decide le sorti politiche e non solo del pianeta.

Nel corso degli anni essa si è posta sempre l’obiettivo di ridurre la democrazia, dando sempre più potere ai governi e meno ai parlamenti, più tecnocrazia (dittatura fiscale e non solo) e meno politica.

I membri della commissione ritengono che ogni paese non abbia bisogno di uno “Stato” così come lo si è inteso per centinaia di anni, e quindi agiscono per poter eliminare il concetto di sovranità nazionale e di autodeterminazione(come dimostrato dall’ Euro e dall’ UE).
Negli anni in cui fu fondata la commissione trilaterale, nessuno poteva pensare che essa avrebbe portato il mondo a diventare ciò che è oggi, talmente connesso a livello finanziario che se dovesse cadere una nazione si trascinerebbe dietro l’intero pianeta.
E anche di ciò che è stato sopra citato l’Euro e l’ UE ne sono una palese dimostrazione alla luce del sole, dove la Grecia in primis e l’Italia rappresentano la minaccia europea, ossia le nazioni che potrebbero cadere e trascinarsi dietro l’intera Unione Europea.

Ma chi sono attualmente i membri della commissione trilaterale? E chi sono quelli italiani?

Di Francesco Amodeo

Mario Monti lo troviamo, ovviamente, anche qui con un ruolo di prim’ordine: infatti è stato addirittura il presidente europeo della Commissione Trilaterale, posto che oggi è ricoperto da Jean-Claude Trichet, che guarda caso era già stato, proprio come Mario Monti, presidente della lobby belga Brugel. Trichet è anche Presidente del Gruppo dei 30, potenti della finanza mondiale di cui fa parte anche Mario Draghi. E come se non bastasse è proprio Trichet che ha preceduto Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea.

Come presidente onorario europeo della Commissione Trilaterale abbiamo un tale Peter Sutherland, e indovinate chi è? È il Presidente della Goldman Sachs, la stessa per la quale hanno lavorato proprio Monti, Prodi, Draghi, la stessa della crisi in America dei mutui subprime, la stessa della crisi in Italia con la vendita dei BTP, la stessa che ha aiutato la Grecia a truccare i conti con operazioni di finanza “creativa”, e che poi ha imposto in Grecia il suo uomo, Papademos.
Nella Commissione Trilaterale troviamo anche il nostro ex Presidente del Consiglio Enrico Letta, che è anche vicepresidente di Aspen Italia, e che ha partecipato al Bilderberg nel 2012, ossia l’anno prima di essere scelto come Presidente del Consiglio italiano. Poi abbiamo John Elkann, presidente della Fiat, altro vicepresidente di Aspen Institute Italia, assiduo frequentatore del Bilderberg. Egli è inoltre presidente dell’Editrice La Stampa e di Itedi, ed è nel consiglio di amministrazione di RCS MediaGroup, e di “The Economist”.
È membro della Commissione Trilaterale anche Enrico Tommaso Cucchiani, che proprio nel 2013 ha partecipato al Bilderberg in sostituzione di Corrado Passera come CEO di Intesa Sanpaolo, la principale banca italiana e maggiore azionista della Banca d’Italia, che è rappresentata nella Trilaterale anche dal vicepresidente Marcello Sala, che ha ricevuto dal consiglio di gestione l’incarico di sviluppare le relazioni internazionali e seguire i progetti di internazionalizzazione del gruppo bancario. Presente anche Giuseppe Vita, presidente di UniCredit, altra banca azionista della Banca d’Italia. Cominciate a capire dove prendono le decisioni che riguardano i nostri soldi? Anche Gianfelice Rocca, presidente Techint Group, proprio come Cucchiani, ha partecipato al Bilderberg nel 2013, ed anche lui è membro del comitato esecutivo
di Aspen Institute. Queste lobby sembrano davvero essere onnipresenti, ed i partecipanti indissolubilmente interconnessi. Non faccio in tempo a cominciare la conta delle “tre”coincidenze che mi ritrovo subito davanti ad una prova.
Nella Commissione Trilaterale non poteva mancare Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli, componente del consiglio di amministrazione di RCS Quotidiani, membro dell’esecutivo di Confindustria, vicepresidente di Mediobanca. Anche Tronchetti Provera ha ovviamente in passato partecipato alle riunioni del Gruppo Bilderberg. Ormai diventa quasi scontato e quindi superfluo ribadirlo. Poi troviamo Marta Dassù, che, oltre ad essere membro della Commissione Trilaterale, è Direttore Generale per le Attività Internazionali di Aspen Institute, ed è stata anche consulente per la politica estera di D’Alema.
Dassù è stata sottosegretario al ministero degli Affari Esteri nel Governo Monti (Bilderberg) e viceministro della Bonino (Bilderberg), agli Esteri nel Governo Letta (Bilderberg). Come noterete, si scelgono tra di loro. Su questo non ci può essere più alcun dubbio, alla faccia del popolo sovrano.

Poi c’è Federica Guidi, vicepresidente di Ducati, che ha partecipato alle riunioni della Commissione Trilaterale, e guarda caso proprio recentemente la Ducati è stata venduta ai tedeschi di Audi. Sarà anche questa una coincidenza? Ovviamente sono in pochi gli italiani a saperlo: tutti invece pensano che la casa motociclistica sia ancora italiana. La Guidi è anche Presidente dei giovani imprenditori di Confindustria. E perché no? è giusto che in queste lobby si cominci ad essere indottrinati fin da giovani (chissà che non ce la troveremo come Ministro al prossimo governo).
Cosa dire dei rappresentanti delle principali aziende da privatizzare?
Ovviamente li ritroviamo tutti sugli attenti anche in quest’altra lobby di matrice neoliberista. Abbiamo infatti Giuseppe Recchi del gruppo Eni, e Pier Francesco Guarguaglini, presidente di Finmeccanica.
Abbiamo visto che le banche sono tutte in prima fila nella Commissione Trilaterale, ed, infatti, possiamo aggiungere oltre alle principali, già citate, anche Maurizio Sella, presidente del Gruppo Banca Sella ed ex Presidente della Associazione Banche Italiane; Ferdinando Salleo, vicepresidente di Mediocredito ed ex ambasciatore italiano negli Stati Uniti. Ma non si sono fatti mancare proprio nulla, ed infatti abbiamo anche Stefano Silvestri, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, editorialista de “Il Sole 24 ore”,
che è stato anche sottosegretario di stato alla Difesa ed è membro del consiglio d’amministrazione della Federazione Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza; ed ancora, Franco Venturini, giornalista, storico commentatore per gli affari esteri del “Corriere della Sera”, un altro gruppo che abbiamo visto essere sempre presente in vari modi in queste lobby. E per concludere, proprio come Mario Monti abbiamo Carlo Secchi, professore ordinario di politica economica europea, e Rettore dell’Università Bocconi dal 2000 al 2004. Io ho ricevuto da una mia fonte una locandina assolutamente inedita che dimostra che addirittura nel 1983, in occasione dei dieci anni della Commissione Trilaterale, la riunione si svolse a Roma, e come relatori per L’Italia ci furono proprio Romano Prodi in veste di presidente dell’IRI, incredibilmente insieme a Mario Monti, che non sono riuscito a capire a che titolo sia stato scelto, a quei tempi, come relatore per l’Italia in una così importante commissione, essendo semplicemente un professore di economia.
Soltanto l’anno dopo quella riunione, infatti, diventerà professore della Bocconi di Milano, e poi comincerà la sua carriera alla Commissione Europea.
Tra i relatori per l’America c’era il pericoloso, controverso e potentissimo Segretario di Stato Henry Kissinger. Per quanto riguarda i nostri politici che partecipano alle riunioni di queste lobby di potere, come il Bilderberg o la Commissione Trilaterale, la domanda che mi pongo è la seguente: non c’è un evidente conflitto d’interessi con gli incarichi pubblici che svolgono?

M.Travaglio svergogna media e PD per difende ancora una volta la Raggi:"Mi spiace per voi ma la Raggi è legittima".

Marco Travaglio. La riperdita .....
A Virginia Raggi non ne va bene una. Il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso di un certo avvocato Venerando Monello (ribattezzato nella sentenza, con strepitoso refuso, “Vagabondo”), iscritto al Pd e per giunta sostenuto da Monica Cirinnà, che chiedeva di dichiarare ineleggibile la sindaca di Roma e nullo l’accordo pre-elettorale da lei firmato col M5S.
Pensate se i giudici l’avessero accolto: all’indomani del sondaggio del Sole 24 Ore (parlando con pardon) che la dà penultima nella classifica dei sindaci più amati d’Italia, oggi la Raggi tornerebbe a casa con l’aureola del martirio politico-giudiziario e riconsegnerebbe Roma ai partiti che l’hanno così mirabilmente governata fino a un anno fa, affinché la rifacciano più bella e superba che pria. E chi da sette mesi le dà lezioni di buona amministrazione tornerebbe a fare i conti col buco da 15 miliardi, le municipalizzate allo sfascio, i dirigenti inquisiti, le buche, la Curia, il Coni, i palazzinari e altre pantegane, le scuole al freddo e i fannulloni al caldo. Invece, purtroppo per lei, il Tribunale ha dichiarato eleggibile la Raggi e valido il contratto. Così chi ha perso le elezioni deve rassegnarsi ad attendere quattro anni per l’eventuale rivincita, magari nelle urne e non nei tribunali; e chi le ha vinte deve governare, magari con l’appoggio di un Movimento che finora ha sostenuto la sindaca come la corda sostiene l’impiccato.
Spiace per giornaloni, giornaletti e retrostanti editori che facevano un tifo da stadio, tambureggiando da settimane in vista dell’epocale sentenza, come alla vigilia dello sbarco in Normandia, nell’attesa messianica dei liberatori venuti a salvarci dall’orda populista. Memorabile il titolo dell’Unità di sabato: “‘Illegittimo’ lo Statuto del M5S: attesa per la sentenza”. Da affissione quelli del Foglio (cui siamo vicini nel momento del dolore): “La strada che porta allo scioglimento del 5Stelle. Il bug che può far saltare l’impalcatura giuridica del Movimento. Regolamenti, sospensioni, codici illegittimi. Inchiesta sul prossimo big bang grillino” (“inchiesta” di tal Annalisa Chirico, mica pizza e fichi). O questo, vergato personalmente da Giuliano Ferrara: “Chiamate i carabinieri. In un paese serio sarebbe già in campo un’iniziativa legale per lo scioglimento di un movimento reazionario come quello di Grillo”. Non solo: “Sciogliere il M5S. Il caso Raggi svela la truffa legale del blog solo al comando, che rende il Movimento incompatibile con la Costituzione. Il ricorso potrebbe cambiare la storia del M5S e far luce sulla sua illegalità costituzionale”. Parola del rag. Claudio Cerasa fu Giuliano.
Il quale dettava la linea ai giudici, con la sentenza già bell’e pronta: “Violazione degli art. 67 e 97 della Costituzione, dell’art. 3 del Consiglio comunale di Roma, dell’art. 1 della legge n. 17/1982”. Roba da ergastolo. Anzi da fucilazione alla schiena, a sentire l’emerito ex giudice costituzionale Sabino Cassese fu Giorgio: “Non è solo un problema costituzionale, è un problema di democrazia, e l’unica parola che mi viene in mente per sintetizzare la questione, che riguarda il M5S, è una: qui si parla di eversione, non solo di Costituzione”. Era anche intervenuto, ad adiuvandum, un noto giureconsulto di scuola arcoriana, al secolo Silvio B.: “Ho letto sul Foglio un articolo che sosteneva che il M5S è incostituzionale. L’ho trovato convincente: nessun partito al mondo funziona in questo modo”. Bene, bravo, bis.
Il tutto perché la Raggi, candidandosi a sindaco di Roma, aveva deciso di firmare (diversamente da altri candidati, tipo Chiara Appendino) un contratto con i vertici del M5S in cui s’impegnava a rispettare alcune regole: “Coordinarsi con i responsabili Comunicazione” per le esternazioni, consultarsi con lo “staff” (Grillo, Casaleggio & C.) sulle scelte di fondo, rispettare i principi del movimento, non cambiare partito, non ledere l’immagine dei 5Stelle, pena una multa di 150 mila euro.
Noi già fatichiamo a rispettare le 300 mila leggi vigenti in Italia, ergo non accetteremmo mai staff, non-statuti, garanti, fondatori, direttorii, minidirettorii, Casaleggi e Casalini. Per evitarli, abbiamo scelto una strada piuttosto originale: non iscriverci mai a partiti, movimenti, circoli, associazioni, bocciofile, Club di Topolino e Giovani Marmotte. Ma non vediamo perché uno dovrebbe aderire a un’associazione privata – quali sono i nostri partiti e movimenti che attendono da 68 anni una normazione in base all’art. 49 della Costituzione – per poi contestarne le regole: se uno non ama Grillo e Casaleggio, sentimento legittimo e pure comprensibile, non si iscrive al movimento fondato da Grillo e Casaleggio; se invece vi s’iscrive, l’ultima cosa che può fare è lamentarsi perché quei due sono sempre fra i piedi. Eppure, da quando è nato il M5S, è tutto uno stracciar di vesti perché al movimento fondato da Grillo e Casaleggio l’impronta la danno Grillo e Casaleggio. Sdegnati decine di transfughi, sconvolti gli altri partiti e la stampa al seguito.
Ma benedetta gente, ve l’ha forse prescritto il medico, o il confessore, di entrare in un club con leader e regole che non vi piacciono? Ora il Tribunale, scomodato da Venerando Vagabondo tra rulli di tamburi e clangori di grancasse, sentenzia la più banale delle ovvietà: un’associazione privata si dà le regole che vuole, purché non violi la legge. E nessuna legge vieta agl’iscritti di impegnarsi a consultarsi con i vertici, a essere coerenti e rispettosi del buon nome del club (le multe, poi, non le paga nessuno: basta uscire dal club per svincolarsi dall’impegno).
Ora, anziché far perder tempo ai giudici, i partiti potrebbero domandarsi perché un club così bizzarro e così sputtanato dai loro media prende più voti di loro.
FQ 18.1.2017

Clamoroso! La7 manda in onda un servizio che inguai Mario Monti. Paragone l'unico a denunciare questo schifo



È senatore a vita dal 9 novembre 2011, e dal 16 novembre 2011 fino al 28 aprile 2013 è stato Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana a capo del rispettivo governo Monti, conservando inizialmente l'incarico anche di Ministro dell'economia e delle finanze dello stesso governo; lascia successivamente l'incarico al dicastero economico a Vittorio Grilli l'11 luglio 2012. Il 21 dicembre dello stesso anno rassegna le sue dimissioni da capo del Governo, rimanendo in carica per il disbrigo degli affari correnti; a seguito delle dimissioni di Giulio Terzi di Sant'Agata, assume ad interim l'incarico di Ministro degli affari esteri dal 26 marzo al 28 aprile 2013.

Presidente dell'Università Bocconi dal 1994, Monti è stato commissario europeo per il mercato interno tra il 1995 e il 1999 nella Commissione Santer; sotto la Commissione Prodi ha rivestito il ruolo di commissario europeo per la concorrenza fino al 2004.

DI BATTISTA INCAZZATO NER ALLA CAMERA SFANCULA TUTTI:"FATEVI UN BAGNO D'UMILTA'"

Telese incredbile:"Ma a quanti politici potremmo fare la stessa intervista di Floris alla Raggi?"


di Virginia Raggi
Tanto rumore per nulla. Dopo la batosta elettorale a Roma, il Pd ne subisce un'altra in Tribunale. Il giudice non ha accolto la richiesta con la quale i dem cercavano di ribaltare il risultato delle urne che ha visto il M5S vincere.
Speravano di rendere nulla la nostra vittoria, paragonando la stipula del Codice di comportamento del M5S ad un accordo di una associazione segreta. Non sanno più cosa inventare. Il problema è che non riescono ad accettare la sconfitta ed il fatto che stiamo riportando la legalità. Quando abbiamo vinto le elezioni, abbiamo assicurato che avremmo rispettato gli impegni con i cittadini. Questo è lo spirito del M5S. L'impegno l'abbiamo preso con voi e lo rispetteremo sempre.

TRAVAGLI EPICO:" I 5 STELLE NON PERDONO CONSENSO PERCHE' NON RUBANO"


TRAVAGLIO: "I CINQUE STELLE RESTANO IN TESTA AI SONDAGGI PERCHÉ NON RUBANO!"
Marco Travaglio dice una grande verità: "I Cinque Stelle hanno tanti difetti, ma non si sono ancora decisi a rubare: forse questo è il vero problema che inquieta tante persone e la ragione per cui continuano ad essere in cima ai sondaggi nonostante il linciaggio che subiscono quotidianamente da tutte le parti". Condividi se sei d'accordo!

Questo cittadino massacra il Governo:"I soldi degli SMS dove sono?Ci prendete per il culo".

il popolare comico Antonio Lo Cascio si è sfogato contro il governo dopo il terremoto che per tutta la giornata ha colpito le zone del Centro Italia.
Il cittadino, che vive nelle zone colpite dal sisma e dove la neve ha causato non pochi disagi alla popolazione, si è scagliato contro i politici realizzando un video. Queste le sue parole: “I moduli abitativi ancora non sono arrivati, gli animali stanno morendo, i soldi non sono arrivati. Che ca*** di fine hanno fatto gli sms? Di che cosa parlano i giornali in questi giorni? Del decreto salvabanche – tuona Lo Cascio – che sono quelle che hanno rovinato migliaia di italiani.”
In questo video, svela la drammatica situazione in cui versano i terremotati:












fonte: https://goo.gl/HLUSfc

Esposito del PD accusa il M5S di essere un algoritmo", la Costamagna lo zittisce per come si deve.

Ospiti a Matrix, la Costamagna si scaraventa contro Esposito del PD per aver detto che il M5S sarebbe un "algoritmo". La risposta della giornalista del Fatto Quotidiano non si è fatta per nulla attendere, schierandosi giustamente a favore del M5S! Da non perdere,si fa cosi contro i bugiardi seriali Esposito!

Barbacetto sfancula i giornalisti:"Paginate di giornali sulla Raggi e zero su Sala del PD"

                                                                   “Ci sono due pesi e due misure: i grandi giornali scrivono paginate e paginate su una presunta ineleggibilità della Raggi e non una riga sull’ineleggibilità – su cui a giorni il tribunale di Milano si dovrà esprimere – del sindaco del Pd Giuseppe Sala, che ha continuato a firmare documenti di Expo e così interrotto le sue dimissioni. È tuttora commissario di Expo e non può fare contemporaneamente il sindaco”. Così il giornalista de Il Fatto QuotidianGianni Barbacetto intervenendo a Tagadà, su La7.

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martedì 17 gennaio 2017

Il video che manda in bestia il PD e che rende giustizia a V.Raggi. Guardate e diffondete

di Virginia Raggi
Tanto rumore per nulla. Dopo la batosta elettorale a Roma, il Pd ne subisce un'altra in Tribunale. Il giudice non ha accolto la richiesta con la quale i dem cercavano di ribaltare il risultato delle urne che ha visto il M5S vincere.
Speravano di rendere nulla la nostra vittoria, paragonando la stipula del Codice di comportamento del M5S ad un accordo di una associazione segreta. Non sanno più cosa inventare. Il problema è che non riescono ad accettare la sconfitta ed il fatto che stiamo riportando la legalità. Quando abbiamo vinto le elezioni, abbiamo assicurato che avremmo rispettato gli impegni con i cittadini. Questo è lo spirito del M5S. L'impegno l'abbiamo preso con voi e lo rispetteremo sempre.

"Ringraziate Iddio che esiste il M5S". Giannuli in diretta a La7 mette tutti a tacere


di Marco Travaglio
La figuraccia rimediata dai 5Stelle, che votano per abbandonare l’alleanza tattica con l’Ukip di Farage ed entrare nel gruppo Alde dei Liberali Europei, ma ne vengono respinti sull’uscio, la dice lunga sulla fase di transizione che sta vivendo il movimento. La parola chiave è “establishment”, usata da Grillo l’altroieri per caldeggiare la svolta (“per incidere sul risultato di molte decisioni importanti per contrastare l’establishment europeo”) e ieri per spiegare il dietrofront dei possibili partner (“l’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del M5S nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo… Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”). L’establishment è l’insieme di poteri costituiti che i movimenti anti-sistema come i 5Stelle contestano e vogliono abbattere con sistemi democratici. Ma dei quali, contemporaneamente e paradossalmente, hanno bisogno per condurre una battaglia democratica secondo le regole. È lo stesso paradosso in cui si dibattono le sindache pentastellate di Roma e Torino: con minor fortuna Virginia Raggi, con maggiore fortuna Chiara Appendino. E questo non perché, come si dice, la prima sia una capra e la seconda un genio, ma proprio per la diversa qualità degli establishment delle due città: buono o almeno decente, per quanto chiuso e autistico, quello torinese; pessimo e inquinatissimo quello romano.
A Torino l’Appendino è entrata in una struttura comunale indebitatissima, ma sostanzialmente sana e disponibile, infatti vari pezzi di società civile hanno iniziato a collaborare con lei, che a fine anno ha rimodellato la sua rivoluzione gentile spiegando che non tutto il passato è da buttare: la Torino che conta ha accettato l’idea di essere governata da un’estranea al salottino sabaudo dei soliti noti. A Roma la Raggi è entrata in una cloaca a cielo aperto, inquinata e refrattaria a ogni cambiamento, s’è fidata di pezzi del vecchio establishment che le parevano sani ma si sono rivelati infetti e, quando ha cercato di aprirsi alla società civile, ha trovato solo porte sbarrate: la Roma che conta non ha ancora digerito l’avvento della sindaca “marziana” e – specie dopo il No alla mangiatoia olimpica – non ha rinunciato all’idea di mandarla a casa per tornare ai vecchi giochi e abbuffate. Il crinale su cui camminano i 5Stelle è come la corda dell’equilibrista. Se si scontrano con l’establishment, ne vengono stritolati e massacrati (complici le tv e i giornaloni di regime) e presto o tardi vanno a casa.
Se invece tentano di cooptarne qualche pezzo, se lo ritrovano sotto inchiesta o in galera (vedi i casi Muraro e Marra), o ne vengono respinti come corpi estranei (vedi l’Alde, che prima sigla l’intesa con Grillo e Casaleggio, poi si spacca e rinnega l’accordo). Comunque vada il risultato – almeno all’esterno – è sempre lo stesso: caos, dilettantismo, sprovvedutezza, incapacità, inaffidabilità. L’unica buona notizia è che i vertici del M5S si pongono il problema di uscire da questa spirale e di sfidare i detrattori abbandonando il ribellismo fine a se stesso e costruendo una nuova struttura e una nuova immagine all’altezza delle aspettative di una forza che si candida a governare e rappresenta ormai quasi un terzo dell’elettorato. Non sempre le soluzioni sono azzeccate, ma almeno testimoniano la scoperta della politica, con le regole e i pragmatismi che si impongono con numeri così grandi e traguardi così alti: prima la fine dell’assurdo ostracismo televisivo e il direttorio, poi il codice etico, ora la ricerca di una collocazione europea più credibile e domani – chissà – qualche alleanza (specie se la nuova legge elettorale sarà proporzionale). Ogni mossa scontenta qualcuno e fa perdere qualche migliaio di voti: ma se almeno 10 milioni di italiani dichiarano di voler votare 5Stelle, non si può pensare che siano tutti grillini della prima ora. Anche qui l’equilibrismo di uscire dall’isolamento senza perdere l’identità-diversità è rischioso e riguarda, ancora una volta, il rapporto con gli establishment: della politica, della burocrazia, delle professioni, dell’economia, della cultura, dei media, dell’Europa. Senza e contro di loro, si soccombe. Ma con loro si rischia di soccombere ugualmente.
La via di mezzo è costruire una classe dirigente propria, che finora non c’è, e con quella rapportarsi con gli establishment da posizioni di forza, non col cappello in mano. Ma le classi dirigenti non si inventano dalla sera alla mattina. E questo lo sa anche Renzi, che tre anni fa proprio in questi giorni calò su Roma nell’illusione di essere pronto a governare e partorì un’accozzaglia di vecchie muffe della tanto vituperata casta che prometteva di rottamare, con l’aggiunta di quattro amici al bar del tutto inadeguati alla sfida (le Boschi, i Lotti, i Campo Dall’Orto). E lo sanno anche nel centrodestra dove, evaporato (o ammanettato) il partito-azienda di B., si aggira nel pollaio una miriade di galletti senza truppe e soprattutto senza idee. Ci si può consolare con la crisi delle élite in quasi tutto il mondo. Oppure ci si può porre il problema di come far nascere nuovi establishment in grado di sostituire i vecchi, che hanno fatto danni incalcolabili ma resistono per mancanza di alternative. Ci vogliono scuole, corsi, insegnanti e soprattutto idee. Da domani, senza la pretesa di avere la soluzione in tasca, il Fatto ascolterà sul tema molti pareri informati e autorevoli e ne farà una campagna per tutto il 2017, con la stessa cocciutaggine con cui nel 2015-2016 abbiamo combattuto lo stravolgimento della Costituzione. Vedi mai che venga fuori qualche buona proposta. E che qualcuno la raccolga

Chiara Appendino verso una svolta epocale. L'ultima incredibile idea per aiutare i torinesi

Trenitalia aumenta le tariffe, Comune di Torino studia l’alternativa low cost (privata) per i pendolari

Il rincaro delle tariffe pubbliche ha spinto la Giunta Appendino a valutare una soluzione per chi ogni giorno viaggia dal capoluogo piemontese a Milano. Il competitor si chiama AW Rail, la nuova società di Giuseppe Arena. L'assessore comunale Maria Lapietra: "Spero che il progetto prenda piede. Per i pendolari lavorare sta diventando insostenibile, non solo per i costi"


Scavalcare Trenitalia con un suo competitor. Questo è il piano del Comune di Torino per la tutela dei pendolari che potrebbero pagare abbonamenti salati, con rincari del 35 per cento, per raggiungere ogni mattina Milano. E il competitor si chiama AW Rail, la nuova società di Giuseppe Arena, nata dalla ceneri di quella che cinque anni fa sfidò lo strapotere delle ferrovie statali.


Ad augurarsi l’avvio del progetto è Maria Lapietra, l’assessore ai Trasporti della giunta guidata da Chiara Appendino: “Spero che prenda piede il progetto”, afferma. Lo fa per poter dare un’alternativa ai pendolari, con qui la scorsa estate ha cominciato una serie di confronti: “Per loro lavorare sta diventando insostenibile, non solo per i costi, ma anche perché devono prenotare il posto. Se poi per caso devono tardarsi un attimo al lavoro, perdono la prenotazione…”. L’assessore sa che l’amministrazione comunale non ha molti poteri dalla sua parte, tuttavia non si tira indietro: “Abbiamo dato loro la disponibilità a cercare soluzioni alternative – racconta – Poi ho saputo che Giuseppe Arena, quello di Arenaways, stava cercando di rilanciare il suo progetto recuperando le linee lasciate da Trenitalia e lui vorrebbe utilizzare quelle dei Frecciabianca che Trenitalia sta dismettendo”.

Così sono stati organizzati alcuni incontri, l’ultimo dei quali a dicembre. “Lui sostiene che entro giugno potrebbe partire col servizio”, rivela l’assessore. Aw Rail vorrebbe offrire un servizio sulla tratta Torino-Milano con fermata a Vercelli, a costi e durata più bassa di quella dei treni regionali, ma con vagoni a misura d’uomo, con servizi maggiori. Un po’ come quelli lanciati all’inizio dell’avventura di Arenaways, poi naufragata tra gli ostacoli imposti dalle Ferrovie dello stato (nel 2012 condannata a una multa da 300mila euro dall’Antitrust) e conclusa con il fallimento nel 2011. Da un paio di anni, però, l’ex ferroviere diventato imprenditore sta cercando di rilanciare alcune tratte ferroviarie. E l’assessore non ha dubbi sulle reali possibilità di Aw Rail? “So che è stato molto frenato, non gli hanno dato le fasce orarie che lui voleva. Non è facile inserirsi in questo mercato, ma se Trenitalia lascia scoperta delle fasce d’utenza qualcun altro dovrà farsi strada”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/17/trenitalia-aumenta-le-tariffe-comune-di-torino-studia-lalternativa-low-cost-privata-per-i-pendolari/3322836/

Travaglio show:"I grillini magari sono incapaci, ma almeno non rubano; gli “altri”, tutt’e due le cose"

Gentiloni dimesso dall’ospedale è un’ottima notizia. Il generale Del Sette non dimesso da comandante dei Carabinieri, sebbene indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento a chi avrebbe truccato il più grande appalto d’Europa, è una pessima notizia. E non perché indagato significhi colpevole, ma perché un capo delle forze dell’ordine dev’essere al di sopra di ogni sospetto; perché, a indagare su di lui sono i carabinieri del Noe suoi sottoposti; e soprattutto perché, se Del Sette volesse fare non il comandante, ma l’allievo carabiniere, si vedrebbe respingere la domanda visto che l’Arma esclude chi, pur incensurato, non dimostri una “condotta incensurabile”. Dunque il governo Gentiloni stabilisce standard di trasparenza più blandi per comandare i Carabinieri che per arruolarvisi: per ricevere ordini non devi essere sospetto, per darli sì. Chissà che questo simpatico paradosso non abbia a che fare con quest’altra notizia.

Dopo una settimana trascorsa a leggere che l’intera Europa – non il gruppo Alde – ha buttato fuori il M5S (Repubblica: “Ue, porte chiuse a Grillo”, “La Waterloo dei 5Stelle”; Messaggero: “Grillo, lo schiaffo dell’Europa”), che “la Procura stringe la morsa sul Campidoglio” con “un’indagine ad altissimo rischio” e “dagli effetti dirompenti per la tenuta del governo pentastellato” (Rep), che “la base M5S è in rivolta” e “i grillini hanno una gran voglia di suicidarsi” (Libero), “M5S, ora è rivolta contro Casaleggio”, insomma è tutta un’“ira”, una “rabbia”, una “pazza diaspora” (Rep), e da Palermo a Bruxelles è una biblica “fuga dei candidati M5S” (Rep), una “grande fuga dal M5S” (Mess) che “perde i pezzi” e non è neppure un movimento, ma “la setta dell’altrove”, ovviamente “anticostituzionale”, senza “sostanza, qualità e significato politico”, “nessuna discussione (e la perenne “rivolta”?, ndr), nessun dibattito, nessuna passione” (Rep), una banda di “dilettanti” ignoranti da “mandare a scuola” (la fu Unità), e poi c’è Virginia Raggi colpevole di nuovi peccati capitali: non “mostra” né ci “fa leggere la sua chat” privata con Frongia, Romeo e Marra (Rep e Mess), lascia “le scuole al gelo” (Mess e Rep), “non riesce a riscaldarle” (l’Unità, parlandone da viva), anche quelle di competenza della Città metropolitana, e ha avuto un “venerdì nero” col “tronco d’albero che sfonda il parabrezza: grave una donna” (Cor), senza contare il congiuntivo sbagliato da Di Maio e l’invasione di cavallette prossima ventura…

Ecco: dopo un’altra settimanella così, sempre all’insegna della libera informazione contro le post verità del putrido Web, si scopre dal Corriere che “il caso Ue non scalfisce M5S: più voti e torna primo partito”. Così come non l’avevano scalfito la presunta “svolta garantista” e “salva-Raggi” del Codice etico, né la supposta “svolta lepenista e trumpista” sulle espulsioni dei migranti irregolari (previste dalle leggi di tutt’Europa, infatti il nostro governo lepenista e trumpiano vuole raddoppiarle). Cioè quei baluba dei 5Stelle nel caos, nella bufera, nell’ira, in rivolta, in rotta, in bancarotta, in fuga da Palermo e da Bruxelles, anzi da Waterloo perdono i pezzi ma non i voti: Nando Pagnoncelli li dà in crescita dello 0,9% in un mese, di nuovo sopra al Pd che perde lo 0,2 rispetto a metà dicembre, quando li superò dopo le dimissioni dell’assessora Muraro e l’arresto del dirigente Marra. E ora tutti a domandarsi, affranti, com’è potuto accadere e cosa bisogna fare di più per affossare un movimento che, come Ercolino Sempreinpiedi, che più lo buttavi giù e più tornava su.

I sondaggi valgono per la tendenza che segnalano, non per gli zero virgola: il sorpasso sul Pd potrebbe poi essere contraddetto nelle urne. E comunque il consenso non cancella le lacune né sana gli errori, che sono tanti e spesso gravi molto più degli scandali (alcuni seri, molti lievi, parecchi inventati). Ciò premesso, a mio modesto avviso, il sondaggio si spiega così.

1) In tempi di crisi sociale galoppante, sull’ambiguità e incoerenza del M5S fanno premio proposte come il reddito di cittadinanza o dimezzare gli stipendi dei parlamentari, che paiono molto più utili ed eque del Jobs Act e della riforma costituzionale.

2) I 5 Stelle si ostinano a non rubare, infatti nessuna loro giunta è accusata di corruzione, concussione, peculato. Così, appena si deposita la polvere dei loro scandali, la gente tira le somme: i grillini magari sono incapaci, ma almeno non rubano; gli “altri”, tutt’e due le cose.

3) I 5Stelle, prima di candidare o nominare qualcuno, chiedono la fedina penale pulita e spesso – vedi la Raggi – addirittura il “335” (la dichiarazione della Procura di nessuna indagine in corso): se uno è indagato, non lo candidano o nominano; per gli eletti e i nominati indagati dopo, valutano i fatti e decidono in base a quelli. Gli “altri” cacciano solo quelli scaricabili (Marino, Lupi, Guidi), mentre per gli amici (Lotti, Del Sette, De Luca & C.) vale la presunzione d’innocenza fino alla Cassazione: campa cavallo.

4) Come dice Zagrebelsky, i media usano due pesi e due misure e “non perdonano ai 5Stelle ciò che perdonano agli altri”. La lapidazione quotidiana della Raggi e di chiunque le si avvicini è così forsennato da apparire sproporzionato ai suoi errori e inadeguatezze. Se un centesimo di questa severità fosse applicato agli altri partiti, si salverebbero in pochi. E se fosse stato applicato ad altri sindaci, Roma non sarebbe al disastro e, forse la Raggi non sarebbe neppure sindaco. Anzi, forse i 5Stelle non esisterebbero proprio.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/sogno-o-sondaggio/

“C’E’ L’AMIANTO A CAUSA DELLA TAV? CHE TE FREGA, TANTO SE NE ACCORGONO TRA 30 ANNI”: L’INTERCETTAZIONE INFAME CHE SMASCHERA DEFINITIVAMENTE LA FECCIA PARASSITA

Così il dirigente Cociv rispondeva al collega preoccupato per il materiale nei cantieri
L’amianto non è sempre stata una preoccupazione per i manager del consorzio che sta costruendo il Terzo valico. Tanto che 18 mesi fa uno dei superdirigenti poi arrestati per gli appalti pilotati, davanti all’allarme di un sottoposto per la presenza della fibra pericolosa nei cantieri lo tranquillizzava: «Tanto la malattia arriva fra trent’anni…». Le cimici della Finanza stavano registrando tutto.
Per contestualizzare la vicenda occorre tornare alla fine del luglio 2015. Fra alcuni tecnici del Cociv, raggruppamento d’imprese capeggiato da Salini-Impregilo che realizzerà la nuova ferrovia Genova-Milano, c’è un po’ di apprensione poiché dagli scavi saltano fuori materiali pericolosi. Gli abitanti delle aree circostanti protestano, sia in Piemonte dove dovrebbe essere realizzata gran parte del tracciato, sia sul versante ligure. In quel periodo le Fiamme gialle e i carabinieri, su ordine delle Procure di Genova e Roma, registrano ogni dialogo negli uffici Cociv del capoluogo ligure: molte commesse potrebbero essere state assegnate in modo illegale dal medesimo consorzio, che svolge il ruolo di general contractor affidando lavori pagati con miliardi di soldi pubblici pur essendo un soggetto privato.
C’è una conversazione fra le altre che fa sgranare gli occhi agli investigatori, sebbene non rappresenti di per sè la prova d’un reato. L’allora numero due Cociv Ettore Pagani – finito ai domiciliari a ottobre proprio per l’affaire appalti – è a colloquio con un collega, allo stato in via d’identificazione. Il secondo si dilunga in una serie di considerazioni più o meno dettagliate sulle rocce che contengono amianto e sulle contromisure da adottare, lasciandosi andare a un certo punto a un commento inquietante: «Il primo che si ammala è un casino», ripete, riferendosi agli operai che lavorano ogni giorno nelle zone più esposte. Da Pagani ci si aspetterebbe un approfondimento dei rischi per la salute, ma il tenore della frase che pronuncia di getto è differente: «Tanto – risponde – la malattia arriva fra trent’anni…». Questo scambio non è contenuto nell’ordine d’arresto notificato nelle scorse settimane, ma fa parte d’un corpo d’intercettazioni già trascritte dagli inquirenti dopo l’ascolto audio, con le quali si focalizza la spregiudicatezza che ha segnato per lungo tempo la gestione dei cantieri.

Pagani ai tempi era un manager di peso, risultando fra l’altro responsabile di progetto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, opera del cui studio preliminare era stata incaricata Impregilo. A casa sua i militari del nucleo di polizia tributaria genovese avevano trovato mazzette per quindicimila euro, mentre in altre intercettazioni aveva palesato una certa disinvoltura nel rapporto con gli enti locali. Parlando con un altro collega dileggiava l’assessore alle Infrastrutture della Regione Liguria Giacomo Giampedrone (giunta di centrodestra guidata da Giovanni Toti) da cui erano state chieste garanzie sulle ricadute occupazionali nelle zone interessate dagli scavi: «Possiamo dirgli – ridacchiava Pagani – che adesso con quel tunnel facciamo una bella garetta, in cui inviteremo sicuramente delle imprese liguri. Non so quale, tanto poi non prenderà alcun lavoro, eh eh…».
Gli appalti sul Terzo valico rappresentano il cuore dell’inchiesta sulle tangenti per le grandi opere (altri episodi sospetti riguardano i lavori sulla Salerno-Reggio e la nascita del people mover di Pisa) che tre mesi fa aveva fatto scattare 21 misure cautelari. Il tribunale del Riesame le ha confermate e l’Anac, l’autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, ha chiesto il commissariamento di Cociv, che aveva nel frattempo rimpiazzato il management.  
FONTE:
LA STAMPA

Pubblico in delirio per V.Raggi. Ecco come ha zittito Floris alle solite accuse dei media


di Virginia Raggi
Tanto rumore per nulla. Dopo la batosta elettorale a Roma, il Pd ne subisce un'altra in Tribunale. Il giudice non ha accolto la richiesta con la quale i dem cercavano di ribaltare il risultato delle urne che ha visto il M5S vincere.
Speravano di rendere nulla la nostra vittoria, paragonando la stipula del Codice di comportamento del M5S ad un accordo di una associazione segreta. Non sanno più cosa inventare. Il problema è che non riescono ad accettare la sconfitta ed il fatto che stiamo riportando la legalità. Quando abbiamo vinto le elezioni, abbiamo assicurato che avremmo rispettato gli impegni con i cittadini. Questo è lo spirito del M5S. L'impegno l'abbiamo preso con voi e lo rispetteremo sempre.

ULTIM'ORA! BATOSTA CLAMOROSA PER IL PD. IL TRIBUNALE RIGETTA ACCUSE CONTRO RAGGI E IL SUO CODICE ETICO FIRMATO CON IL M5S

di Virginia Raggi
Tanto rumore per nulla. Dopo la batosta elettorale a Roma, il Pd ne subisce un'altra in Tribunale. Il giudice non ha accolto la richiesta con la quale i dem cercavano di ribaltare il risultato delle urne che ha visto il M5S vincere.
Speravano di rendere nulla la nostra vittoria, paragonando la stipula del Codice di comportamento del M5S ad un accordo di una associazione segreta. Non sanno più cosa inventare. Il problema è che non riescono ad accettare la sconfitta ed il fatto che stiamo riportando la legalità. Quando abbiamo vinto le elezioni, abbiamo assicurato che avremmo rispettato gli impegni con i cittadini. Questo è lo spirito del M5S. L'impegno l'abbiamo preso con voi e lo rispetteremo sempre.

"200mila euro l'anno senza firmare neanche un atto".E' lo scandaloso record di Alfano Junior


Il rapporto della guardia di finanza sul tavolo della Corte dei Conti. L'ex ad Sarmi, che aveva affermato di non aver riconosciuto il fratello del ministro al momento dell'assunzione, smentito dal suo braccio destro Picucci

ROMA - Quattro anni in Poste. E nessun documento firmato. È quanto emerge dal rapporto che la guardia di finanza ha consegnato nei giorni scorsi alla procura presso la Corte dei Conti. L'indagine riguarda l'assunzione e la carriera record di Alessandro Alfano, il fratello del potentissimo Angelino, ex ministro della Giustizia nel governo Berlusconi, ex ministro dell'Interno nei governi Letta e Renzi, ora ministro degli Esteri nel governo Gentiloni, nonché ex segretario politico del Pdl e ora leader di Ncd.

La carriera record del fratello del Ministro. Alessandro, una laurea triennale in economia conseguita a 34 anni, ha bruciato le tappe nella carriera da dirigente in Postecom. Il suo stipendio è passato dal 2014 al 2016 da 160 a 200 mila euro. Ora però un’inchiesta della Corte dei Conti - affidata al nucleo valutario della guardia di finanza - cerca di capire se le promozioni di Alfano jr (a cominciare dall'assunzione), siano avvenute per meriti professionali. O per meriti di parentela causando, se dimostrata questa ultima ipotesi, un danno erariale. "Siamo di fronte a un ri-uso politico di scarti di inchiesta giudiziaria", si era difeso il ministro Alfano.

I dubbi sull'assunzione. Ma le carte giudiziarie sembrano raccontare un'altra storia. Il consigliere d’amministrazione di Poste Italiane, “dottor Antonio Mondardo aveva manifestato la propria perplessità all’allora ad Massimo Sarmi circa le motivazioni che avevano portato all’assunzione di Alessandro Alfano, senza che il cda fosse portato a conoscenza dell’esigenza di dover ricoprire tale ruolo, e che per tale carica fosse prevista l’assunzione del citato dirigente”. Nel luglio del 2016, dopo essere stato sfiduciato dal direttivo regionale, Antonio Mondardo, 51 anni, tesoriere della Liga Veneta-Lega Nord, aveva tentato il suicidio.

L'ex ad Sarmi sbugiardato dal collaboratore. Ma c’è dell’altro, perché lo stesso Sarmi, sentito nel febbraio scorso a sommarie informazioni dai finanzieri, avrebbe mentito: “Sapeva che Alessandro Alfano era il fratello del ministro?”, gli chiede la finanza. “No, non mi sembra che all’epoca si era preso in considerazione questo legame”, risponde Sarmi. A sbugiardarlo ci pensa il suo stesso braccio destro in Poste, Claudio Picucci. “Lei aveva informato Sarmi che Alessandro era il fratello del ministro?”, domandano gli investigatori. “Sicuramente sì, anche perché il nome era altisonante”, afferma Picucci. “E chi aveva presentato il cv di Alessandro Alfano?”, incalzano gli inquirenti. “Ritengo (l’allora, ndr) l’ad di Poste, Sarmi". "Di sua iniziativa - precisa Picucci- (Sarmi, ndr) mi inviò il curriculum non per soddisfare un’esigenza immediata, ma per tenerlo in considerazione nel caso in cui fossero emerse necessità”.

Le intercettazioni del faccendiere. Ci sono poi le intercettazioni della procura capitolina su un uomo vicino ad Angelino Alfano, il faccendiere Raffaele Pizza, arrestato il 6 luglio. In una delle conversazioni intercettate nel gennaio del 2015, Pizza si vantava con Davide Tedesco, storico collaboratore del ministro Alfano, di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore di Poste, Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo, Postecom. Pizza diceva: “Lui come massimo (di stipendio, ndr) poteva avere 170 mila euro e io gli ho fatto avere 160 mila. Tant’è che Sarmi stesso gliel’ha detto ad Angelino, ‘Io ho tolto 10 mila euro d’accordo con Lino’ (Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che l’ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170 mila”.

Primo stipendio, 160mila euro. E così Alfano jr entra in Postecom nel 2013 con uno stipendio lordo da 160 mila euro l’anno. Diventano 180 quando
Alessandro Alfano, nel gennaio del 2015, passa a un’altra società del gruppo, Poste Tributi. E infine l’ultima promozione per il fratello del ministro porta la data del maggio 2016, passaggio in Poste italiane e salario (lordo) da 200 mila euro.2

Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2017/01/17/news/il_record_di_alfano_jr_alle_poste_200mila_euro_l_anno_senza_firmare_neanche_un_atto-156199609/?ref=HREC1-13

Cittadino massacra i politici:"Bastardi andate voi sotto la neve nelle tende. Siete un branco di figli di...."


Conosci il Pazzaglini? E’ un simpatico ambulante romagnolo che si diletta realizzare degli strepitosi e saggi video- editoriali. Sui social è diventato un istituzione. Ecco un esempio. L’argomento? I terremotati e il salvataggio delle banche.
“Cari i miei bastardi, vi do un’idea: il governo questi soldi li deve investire per aiutare a ricostruire. E alle banche, noi volontari italiani doneremo 2 euro per salvarle. Potere agli italiani” dice Pazzaglini.
“Siete solo un branco di figli di…” conclude attaccando il governo.

lunedì 16 gennaio 2017

Donald Trump, lezione al mondo. Cosa farà per tutti gli americani, svolta epocale

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - Il presidente eletto Donald Trump intende sostituire la legge sulla sanità voluta dal presidente Barack Obama, la cosiddetta Obamacare, con un piano che prevede una "assicurazione per tutti" e allo stesso tempo costringe le case farmaceutiche a negoziare direttamente con il governo i prezzi applicati dai servizi pubblici Medicare e Medicaid. Lo ha detto lo stesso Trump senza entrare nei dettagli durante un'intervista telefonica al Washington Post.

Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2017/01/16/trump-assicurazione-sanitaria-per-tutti_b22d90e3-0e38-43db-bd38-8dfc71b6a14c.html

Clamoroso a Roma! Grazie a una denuncia del M5S, scoperta una truffa faraonica da 14 milioni di euro

Una truffa da oltre 14 milioni di euro ai danni della Regione Lazio, del Comune di Roma e di circa 76 cittadini, soci di 3 cooperative nel Piano di Zona B50 'Monte Stallonara' di edilizia agevolata. Per questo motivo stamane, su disposizione del Gip Costantino De Robbio, sono scattati i sequestri di 37 conti correnti, 17 quote azionarie e 53 proprietà immobiliari nel Lazio e in Toscana appartenenti a 6 persone (4 uomini e 2 donne) componenti i consigli di amministrazione di quattro cooperative romane e diverse società, tutti indagati per truffa con il concorso di un dirigente e un funzionario di Roma Capitale, indagati per abuso d'ufficio.
Posti sotto sequestro, a scopo preventivo per la tutela delle vittime delle truffe, anche i tre edifici delle cooperative per la gestione delle quali è stato nominato un amministratore giudiziario.

Le indagini sono state avviate dopo un esposto del consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Fabrizio Santori sulle mancate opere di urbanizzazione e della parlamentare del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi, sulle responsabilità del mancato controllo da parte dei funzionari comunali.
"Sono molto soddisfatto dell'esito dell'inchiesta", afferma Santori, che però avverte: "In tutta Roma ci sono almeno sette altre situazioni simili sotto indagine. Roma Capitale e la Regione Lazio devono impegnarsi a tenere sotto osservazione queste realtà, verificando lo sviluppo di piani di urbanizzazione primaria a tutela dei romani e di un territorio su cui si è speculato in maniera ignobile in passato solo per fare profitto, a volte truffando ignari cittadini come accaduto a Monte Stallonara".
Secondo l'inchiesta, durata tre anni e affidata alla sezione di polizia giudiziaria dalla Polizia Locale, diretta dalla dottoressa Rosa Mileto, i consigli di amministrazione di tre cooperative ('Acli Castelli Romani Terza', 'Acli Castelli Romani Seconda' e 'Il Nido'), formati sempre dagli stessi indagati, dopo aver beneficiato di finanziamenti (circa 3 milioni e mezzo di euro dalla Regione) e concessioni di enti pubblici (i terreni dal Comune di Roma), vincolati alla costruzione di appartamenti da dare in locazione o vendita a condizioni di favore per soggetti meno abbienti, hanno gonfiato gli affitti, raddoppiato i costi di vendita degli immobili e fatto sparire i finanziamenti pubblici ricevuti.
Il meccanismo era semplice. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, per aggirare la normativa gli indagati hanno creato una quarta cooperativa, la 'Monte Stallonara', nella quale hanno fatto confluire tutti i soci delle altre tre cooperative per poter giustificare la vendita degli appartamenti ai soci costruttori a oltre 13 milioni e 600mila euro, circa il doppio rispetto ai circa 7milioni e 900mila dovuti per il costo di una sola edificazione e dichiarato alla Regione per poter ottenere il finanziamento pubblico.
Un finanziamento erogato dalla Regione proprio per abbassare i costi totali della nuova edificazione e consentire così ai soci della cooperativa di pagare solo circa 4milioni e 400mila euro per la nuova edificazione. Ma i soci per l'acquisto della casa, non solo non hanno beneficiato delle agevolazioni ma si sono ritrovati anche a dover versare un mutuo alle banche per un ammontare totale di 9milioni e 750mila euro.
I soldi venivano poi fatti girare e sparire dalle casse delle cooperative, con la motivazione di ulteriori prestazioni di servizi, all'interno di società e consorzi sempre intestati agli stessi indagati in una sorta di scatola cinese. Una truffa in piena regola, realizzata anche grazie all'aiuto di un dirigente e di un funzionario del Comune di Roma che, abusando del loro potere, facevano 'passare' i prezzi di cessione, accontentandosi della semplice dichiarazione dei consigli di amministrazione, mentre sarebbe stato invece necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dagli stessi soci delle cooperative.
"Bene l'intervento della magistratura sul piano di zona di Monte Stallonara ma ora chiediamo l'intervento immediato del Comune di Roma affinché per gli altri piani di zona su cui deve vigilare, vigili contestando le violazioni e applicando le sanzioni previste", dice all'Adnkronos l'avvocato Vincenzo Perticaro, che ha inoltrato l'esposto denuncia che ha portato oggi all'intervento della magistratura. "Ci sono 28 denunce per 28 piani di zona - afferma Perticaro - e l'ente che doveva vigilare in primis era il Comune. Stiamo parlando di un danno erariale enorme. Ora chiediamo al Campidoglio di revocare le convenzioni con chi ha disatteso gli accordi acquisendo il patrimonio immobiliare in modo da tutelare i cittadini".

Fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/01/16/roma-truffa-milioni-comune-regione-sequestrati-palazzi-azioni-conti-correnti_2lpu7nilR50qWK5OYyledL.html

BUFERA IN STUDIO! LA GUZZANTI MASSACRA GASPARRI E IL PUBBLICO VA IN DELIRIO:"SEI UN BASTARDO"

                                                       

Nel giugno 2015 crea una nuova serie web satirica: TG PORCO Informazione e Vendetta. La Guzzanti interpreta in questa web serie tanti personaggi per rappresentare il pessimo stato di salute del mondo dell'Informazione in Italia da diversi punti di vista. La giornalista in studio Venezia Cartolani, l'inviata aggratis Mara Ventura, la fuffologa Ezia De Mita, la sindacalista della ULA (Unione Lavoratori Aggratis) Zzazzetti e l'agente della CIA Madison sono solo alcuni dei personaggi emersi durante le due stagioni prodotte. Tra le imitazioni più divertenti troviamo Maria Elana BoschiMassimo D'alemaGiorgia MeloniDebora SerracchianiMatteo Salvini e Lucia Annunziata. Le prime 8 puntate della prima stagione sono state un momento di pura sperimentazione insieme al Web strategist Michele Maffei e al Graphic designer Valentino De Petro. Le successive 10 puntate della seconda serie sono state finanziate dagli utenti attraverso una campagna di raccolta fondi sul sito produzioni dal basso, centinaia di persone hanno versato circa 21.000 euro in soli 90 giorni . Il gruppo editoriale di Fan Page ha co-finanziato 6 puntate.

Di Stefano(M5S):"Troppi soldi ai politici". Reazione shock della Boldrini e dei Parlamentari inferociti



Taglio stipendi parlamentari, la Camera rinvia testo M5s in commissione. Grillo: “Vacche autonominatesi sacre”

La proposta di legge dei 5 stelle torna in commissione con 109 voti di scarto (praticamente la maggioranza). Grillo sulle tribune di Montecitorio. Rosato (Pd) lo attacca: "Vada in Campidoglio". Lui gli replica sarcastico: "Bravo". Il M5s davanti all'ingresso del Parlamento con 200 simpatizzanti: "Vergogna, buffoni". Di Maio: "Renzi è latitante". I democratici: "Volevamo un lavoro serio, voi urlate e basta". Bersani: "Ping pong di demagogie". Renzi fuori tempo massimo: "Va bene dimezzare gli stipendi, ma non che sia una mossa"

Come da copione, la proposta di legge M5s per dimezzare gli stipendi degli onorevoli a 5mila euro lordi al mese (e non netti) se ne torna da dove era venuta: nei cassetti della commissione. La maggioranza della Camera con 109 voti di scarto ha decretato che non è tempo per gli onorevoli, che hanno solo lo stipendio più alto d’Europa, di risparmiare sulle loro indennità. “Sono come vacche autonominatesi sacre”, ha scritto sul blog Beppe Grillo che ha seguito tutto il dibattito dalla tribuna mentre circa 200 attivisti protestavano davanti a Montecitorio. “Il Pd tradisce la carta e il mandato degli elettori”. I motivi sul perché non possano accettare la riduzione dello stipendio restano ancora oscuri: Ettore Rosato dai banchi dem ha gridato che “per ridare credibilità alla politica serve più efficienza e non il taglio degli stipendi”. Ma di argomentazioni in generale ce ne sono state poche. Il leader della minoranza Pd Pierluigi Bersani su La7 l’ha definito “un ping pong tra demagogie, tra quelli che “dicono ‘vota sì e tagliamo i politici’ e chi dice ‘trasformiamo il netto in lordo e siamo già a posto”. Il presidente del Consiglio è arrivato, non a caso, quando ormai era troppo tardi: “Noi siamo disponibili a ridurre lo stipendio dei parlamentari, anche a dimezzarlo, a condizione che non sia un giochetto, una ‘mossa'”, ha detto dal salotto di “Porta a Porta”. E ha rilanciato anche la sua idea di legare la proposta alle presenze in Aula: “Ridurre gli stipendi, sì. Ma bisogna metterlo con le presenza”.

Il provvedimento è arrivato in Aula solo ieri e le intenzioni di affossarlo erano apparse chiare fin dall’inizio: “Farsa”, “demagogia”, “tagliateveli voi”, alcune delle argomentazioni più riuscite dei colleghi democratici. Chi ha risposto nel merito ha proposto o “di alzare le indennità” (come ha avuto il coraggio di fare oggi l’ex leghista Marco Marcolin) o di calcolarle in base al reddito pregresso (vedi la genialata di ieri di Brunetta e del viceministro dell’Economia Enrico Zanetti) o addirittura di lavorare tutti “gratis (la sparata è del leader dei moderati Giacomo Portas). L’onere di chiedere il ritorno in commissione è spettato al capogruppo di Centro Democratico Lorenzo Dellai che ha messo in guardia i colleghi con toni a dir poco apocalittici: “Non vogliamo concorrere a far deragliare né la vicenda referendaria, né la politica sugli scogli di una spirale di populismo”. Tra i gruppi che hanno votato contro non solo il M5s, ma anche Sinistra Italiana, Fratelli d’Italia e Forza Italia.


Il deputato Ettore Rosato, che per i dem è capogruppo, è stato protagonista di un botta e risposta con lo stesso Grillo: il deputato Pd ha invitato il comico ad andare a chiedere conto delle spese alla sindaca M5s in Campidoglio. Lui gli ha risposto: “Bravo, ti voglio bene”, ridendo dalle tribune dove sedeva a fianco dei responsabili comunicazione grillini Casalino e Loquenzi. Rosato come la collega Morani il giorno prima ha scelto un terreno quanto mai scivoloso per attaccare i 5 stelle. La Raggi, se da una parte è stata protagonista di crisi politiche e polemiche per la formazione della giunta, dall’altra uno dei primi provvedimenti adottati è stato proprio quello del taglio delle auto blu. Poi ha continuato leggendo lo stipendio ricevuto dal grillino Luigi Di Maio dicendo che “prende quanto gli altri parlamentari” che “danno poi parte dei soldi per mantenere i partiti e lo fanno con orgoglio”, mentre i 5 stelle con questi soldi “fanno altro e cosa fanno non lo sappiamo”. Il M5s però da quando è entrato in Parlamento rende metà dello stipendio e la diaria non rendicontata a un fondo per la piccola media impresa. Il Pd da statuto ha previsto che gli eletti devono versare mensilmente un contributo al partito proporzionale alle indennità: richiesta che tra l’altro non viene molto spesso rispettata. 



Sit-in M5s davanti a Montecitorio. Pd: “Flop” – Gli attivisti M5s hanno risposto dalla piazza di Montecitorio. A radunarli è stato Beppe Grillo in persona che sulla campagna batte da giorni: in un primo momento avrebbero dovuto entrare alla Camera con lui, ma l’appuntamento si è trasformato in una manifestazione pubblica all’esterno dell’Aula. A comunicare l’esito del voto ai militanti è stato Alessandro Di Battista. “Vergogna, vergogna” hanno risposto in coro. “Siamo indignati”, ha detto il deputato grillino, “da questa gentaglia pronta a intervenire sulla carne viva dei cittadini ma che non si taglia nemmeno un euro quando riguarda i loro stipendi. Siamo Davide contro Golia, ma non molleremo di un centimetro. Viva la Repubblica, viva la sovranità popolare”. La piazza ha reagito urlando “Onestà, onestà”. E’ stato srotolato anche uno striscione, tenuto dai parlamentari M5s davanti all’ingresso della Camera dei deputati: “Tagliatevi lo stipendio, la vera riforma è questa”. Poi Luigi Di Maio su Facebook: “Gli italiani non ci hanno mai sperato, forse ci abbiamo sperato più noi. Hanno gettato la maschera”. Per il Pd in piazza c’erano quattro gatti: “Roma invasa da frigoriferi e materassi”, ha scritto su Twitter il deputato dem Ernesto Carbone riprendendo in tono provocatorio le parole della Raggi a Repubblica, “molto più numerosi dei 4 gatti grillini scesi oggi in piazza. Aveva ragione Taverna, c’è il complotto”.


Grillo per tutta la mattinata aveva scelto le provocazioni invece degli attacchi, ribattezzando la giornata campale “Pace e bene day“: “Non ci credo che il Pd non vota la nostra proposta per la riduzione degli stipendi. Pensate il Papa come sarebbe contento” aveva detto prima del voto. “Pensate come sarebbe contento il Papa”. Il testo infatti ieri a sorpresa ha strappato anche il sostegno del presidente della Cei Angelo Bagnasco che ha detto “il taglio sarebbe un segnale positivo”.

Gli stipendi dei parlamentari italiani sono i più alti d’Europa – A fare i conti in tasca ai parlamentari questa volta è anche il Codacons che cita le già tristemente note classifiche degli stipendi dei parlamentari in Europa e in cui l’Italia è sempre prima. Come ha ricordato l’Associazione dei consumatori “un onorevole italiano guadagna in media sei volte e mezzo più di un elettore e porta a casa uno stipendio lordo mensile tra indennità parlamentare, diaria e rimborso di trasporto, che supera i 16.000 euro: 60% in più rispetto alle media Ue. Senza considerare i vitalizi: il triplo che nel resto d’Europa”. Basta fare un rapido confronto, ha aggiunto il Codacons ” e la differenza emerge subito: prendiamo per esempio la Spagna, dove i 350 membri del ”Congreso de los diputatos” hanno un’indennità mensile lorda di 2.813 euro. O in Gran Bretagna, dove i 650 membri della “House of Commons” hanno un’indennità mensile lorda di 6.350 euro. Oppure ancora il Parlamento Europeo, i cui 736 deputati hanno un’indennità netta di 6.200 euro. La differenza è lampante e notevole”. “I soldi dei cittadini italiani vanno spesi bene. Ingiustificabile  una differenza così netta tra gli stipendi dei parlamentari italiani e quelli di tutta Europa. Soprattutto in questo difficile periodo economico – sociale è necessario risparmiare su tutto e destinare le risorse dove davvero c’è bisogno”.

Il Pd si giustifica: “Volevamo fare un lavoro serio, voi urlate e basta”
Rosato, a parte il siparietto con Grillo e l’invito ad andare in Campidoglio, ha poi motivato la decisione dei dem di votare per far tornare la proposta in commissione. “La politica – ha detto Rosato – deve tornare ad avere credibilità e non la ritrova dicendo che prende meno soldi puntando allo zero ma quando diventa efficiente. Noi proviamo a farlo”. Spiega il capogruppo democratico che “abbiamo provato a fare un lavoro serio comune in commissione, abbiamo chiesto lo stesso trattamento dei parlamentari europei ma a loro non interessava venire in Aula per una legge che mettesse ordine e tagliasse i costi ma tagliasse semplicemente gli stipendi. Per dire che un parlamentare dovesse prendere la metà della Muraro. E’ il loro metro”. Rosato ha rivendicato “la credibilità di chi ha cancellato 468 milioni di rimborsi all’anno ai partiti, 300 milioni della Camera. Ma voi non volete discutere veramente – ha proseguito rivolto ai colleghi dei Cinquestelle – A voi fa comodo questo sistema: quando le cose non funzionano e si può urlare vi sta bene e poi questo sistema nella opacità alla fine fa sì che i parlamentari del Pd prendono lo stesso stipendio di M5S. Voi i soldi non li tenete ai partiti e dove li conservate non lo sappiamo”.

fonte testo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/25/taglio-stipendi-parlamentari-la-camera-rinvia-il-testo-m5s-commissione-la-piazza-grillina-protesta-vergogna/3120939/